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Politica

“Delmastro rivelò informazioni segrete per ragioni politiche”

Le motivazioni della sentenza della Corte d'Appello che ha confermato la condanna per l'ex sottosegretario alla Giustizia

di Martino Tursi -


Le informazioni che l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro avrebbe condiviso col deputato Fdi Giovanni Donzelli sarebbero state divulgate, indebitamente, per ragioni di natura politica. La questione è sempre quella che riguardava la situazione dell’anarchico Alfredo Cospito. E la considerazione è scritta nelle motivazioni della sentenza dei giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Roma che ha confermato, a maggio scorso, la condanna a otto mesi di reclusione per l’ex sottosegretario finito a processo con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio.

Delmastro condivise informazioni per questioni politiche

La ricostruzione dei magistrati parte dal presupposto che l’ex sottosegretario Delmastro fosse “consapevole della pubblicità dei lavori assembleari” e che nonostante ciò “non esitò a riportare al deputato Donzelli le informazioni segrete che con tanta insistenza aveva ottenuto dal capo del Dap in vista della discussione che questi era in procinto di fare in Parlamento”. Fatto, questo, che ha indotto i giudici a ritenere che il comportamento dell’ex esponente di governo fosse da ascrivere alla considerazione per cui avrebbe ritenuto prevalente la finalità politica dell’uso di quelle informazioni. Ma non bastò divulgare in modo “generico” le informazioni per tenersi al riparo dalle accuse.

La richiesta della Procura

L’accusa aveva chiesto l’assoluzione perché “il fatto non costituisce reato”. I giudici, in primo e in secondo grado, hanno invece optato per una scelta diversa. Ciò perché, come si legge nelle motivazioni, nel “conciliabolo” tra Delmastro e Donzelli avrebbero intravisto il dolo. Che, nella ricostruzione che si legge nelle sentenze, sarebbe proprio nell’aver ritenuto le ragioni politiche “sovrastanti” rispetto all’obbligo di riservatezza che l’ex vice-guardasigilli avrebbe dovuto osservare sulla vicenda. La polemica, dunque, non accenna a placarsi.


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