Domani, domani, domani… Ma il domani, a quanto pare, non arriva mai
La compravendita di un dipinto, il pagamento del prezzo e le contestazioni sull'autenticità
C’era una vecchia canzone di Mina che ripeteva: domani, domani, domani. Se dovessi scegliere una colonna sonora per raccontare questa vicenda, probabilmente sceglierei proprio quella, perché di “domani” ne ho sentiti molti in questi mesi, mentre il tempo è passato senza che gli impegni assunti trovassero concreta esecuzione.
Qualche tempo fa avevo pubblicato un primo articolo dedicato a questa storia: un contratto di compravendita di un dipinto, il pagamento del prezzo e, successivamente, l’insorgere di contestazioni sull’autenticità dell’opera e della documentazione ad essa riferita.
Da allora sono intervenuti ulteriori fatti che ritengo corretto sottoporre ai lettori, attenendomi quanto più possibile alla documentazione disponibile. Successivamente alla pubblicazione del primo articolo, la Fondazione Carolina ha comunicato la cessazione del rapporto con Paolo Picchio, il quale ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico ricoperto. Mi limito a darne atto, senza formulare considerazioni sulle ragioni di tale decisione. Ritengo tuttavia doveroso ricordare che la Fondazione Carolina rappresenta una realtà di riconosciuto rilievo nel contrasto al bullismo e al cyberbullismo e svolge da anni un’importante attività di interesse sociale.
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La compravendita, il pagamento e le contestazioni
I documenti dai quali prende avvio questa vicenda sono numerosi e costituiscono il fondamento di questa ricostruzione. Il 3 ottobre veniva sottoscritto un contratto di compravendita avente ad oggetto un dipinto. Al momento dell’esecuzione del pagamento, il venditore chiedeva che il bonifico fosse disposto non in suo favore, bensì a favore di una società terza, indicando che tale modalità discendeva da accordi intercorrenti tra lui e la società stessa. La società destinataria del pagamento era C&C Capital.
Successivamente, dopo l’insorgere delle contestazioni relative all’autenticità dell’opera e della documentazione, formulate tramite i rispettivi legali e nell’ambito di interlocuzioni anche con la Fondazione, il venditore, con lettera manoscritta datata 9 dicembre, riconosceva l’esistenza di un debito nei miei confronti e si impegnava alla relativa restituzione in tempi brevi.
Nei mesi successivi si sono susseguiti numerosi contatti telefonici e messaggi WhatsApp, conservati, nei quali il pagamento veniva più volte preannunciato e successivamente rinviato. Nel frattempo il Tribunale, sulla base della documentazione prodotta e delle risultanze disponibili, concedeva la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo richiesto. Dopo tale decisione interveniva una società riconducibile all’ambito familiare dei soggetti coinvolti, proponendo di evitare l’avvio dell’esecuzione forzata mediante il rilascio di garanzie rappresentate da certificati obbligazionari.
Secondo quanto riferito al mio legale dal commercialista della società che aveva prestato tale garanzia, quei titoli non sarebbero stati, allo stato, facilmente liquidabili ai valori nominali indicati. Anche tale circostanza potrà naturalmente essere oggetto di ogni eventuale chiarimento da parte dei soggetti interessati. Resta il fatto che, ad oggi, il pagamento promesso con la lettera del 9 dicembre non risulta ancora eseguito.
I documenti e il racconto che continua
Questa vicenda è documentata dal contratto di compravendita, dalla lettera manoscritta del 9 dicembre, dai messaggi intercorsi nei mesi successivi, dal provvedimento di concessione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, dalla documentazione relativa alle garanzie offerte e da ulteriori registrazioni di conversazioni telefoniche.
Per queste ragioni ho deciso di proseguire il racconto con una serie di articoli, ciascuno dedicato ad uno specifico momento della storia, seguendo rigorosamente l’ordine cronologico degli avvenimenti e richiamando, volta per volta, i documenti che li riguardano. L’obiettivo non è formulare giudizi anticipati né sostituirmi all’autorità giudiziaria, ma offrire ai lettori una ricostruzione documentata di fatti che mi coinvolgono direttamente e che ritengo abbiano interesse pubblico. Naturalmente, qualora le persone coinvolte intendano fornire chiarimenti, precisazioni o documentazione ulteriore, tali elementi troveranno spazio con il medesimo rilievo.
La storia continua. Continuerà attraverso documenti, atti e fatti verificabili. Il resto spetterà alle sedi competenti.
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