L’Europa rischia di sfracellarsi sullo scoglio di Ceuta
L'Europa sull'immigrazione rischia di naufragare. Il caso di Ceuta mette a rischio la sicurezza e la difesa di tutti.
A Ceuta non sta andando in pezzi soltanto la Spagna, o l’imbarazzante posizione di Sanchez, a Ceuta l’Europa si sta giocando la faccia. Sta perdendo il suo prestigio, la sua autorevolezza.
L’Europa è un gigante dai piedi d’argilla, ostaggio di regole anacronistiche e di un immobilismo che rischia di travolgerne l’identità.
Sulla gestione dei flussi migratori non servono misure tampone o, la sacrosanta, ma precaria, sospensione di Schengen. Un progetto di ampio respiro, come solo l’Europa può essere, ha bisogno di una visione. Serve un salto di qualità radicale, una visione confederale che riporti al centro la speranza e la forza dei padri fondatori.
Oggi assistiamo a un paradosso inaccettabile. Uno Stato sovrano, o un’Unione che ambisca a esserlo, non può rinunciare alla difesa dei propri confini.
Chi non governa gli ingressi non esercita sovranità, ma governa il nulla. E se la sicurezza esterna resta affidata a frammentazioni nazionali, basta la mossa di un singolo attore esterno per mettere in ginocchio l’intero continente, dimostrando la vulnerabilità di un sistema che non sa fare fronte comune.
L’Europa è forte quanto il suo stato più debole!
Non è più tempo di affrontare la questione solo con la lente dell’emergenza umanitaria. Illudersi di poter accogliere indiscriminatamente masse di persone senza filtri significa soltanto distribuire povertà, disperazione e insicurezza sociale. L’accoglienza vera richiede programmazione, regole ferree e una capacità di gestione che i singoli Stati non possono più sostenere da soli. E perché chi accoglie non venga precipitato nel caos, ci vogliono rigide politiche di integrazione.
Per uscire da questo ibrido pericoloso, l’Unione deve delegare la sicurezza e il controllo dei confini siano essi terrestri o marittimi, a organi comuni democraticamente legittimati, nel pieno rispetto della sussidiarietà. Non è necessario che la confederazione faccia quello che gli stati possono fare da soli. Ma deve prendersi carico di materie che vanno gestite in comune per l’interesse comune.
La difesa e la sicurezza sicuramente sono degli interessi di tutti. Ma senza una legittimazione democratica forte, nessuno riconoscerà la validità di un eventuale delega per queste funzioni essenziali. L’Europa deve legittimare sé stessa non avendo paura della democrazia.
Al contempo, occorre tessere una vera cooperazione geopolitica con i paesi di origine e di transito, uscendo dalla logica della sudditanza. L’Europa è forte quanto è forte il suo Stato più debole. Se crollano i più piccoli confini del più piccolo Stato, l’intera casa si sgretola. Ed oggi il Re del Marocco può mettere in crisi tutto il continente a suo piacimento. E vorremmo competere con gli Stati Uniti? Con la Cina? Fare la guerra alla Russia?
O l’Europa ritrova il coraggio di agire secondo il grande orizzonte di un destino comune, o continuerà a subire la storia.
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