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Esteri

L’ultima “Trumpata”: ogni giorno minacce all’Iran

«In Iran non arriva nulla, a meno che non lo vogliamo noi, e nulla arriverà, a meno che non si giunga a un accordo o a una resa totale. Che l'Iran voglia ammetterlo o meno, stiamo, di fatto, parlando di una soluzione a un problema che loro stessi hanno causato, per decenni»

di Angelo Vitale -


Tensione Usa-Iran e i post su Truth Social: tra annunci di pace, smentite di Teheran e l’ultima “trumpata”.

Ogni giorno, un ultimatum

Le relazioni diplomatiche e militari tra Washington e Teheran costrette a vivere fasi di estrema instabilità, caratterizzate da repentine accelerazioni comunicative di Donald Trump e brusche smentite.

Ancora ora, la scena geopolitica del Medio Oriente e dello Stretto di Hormuz scossa da dichiarazioni che obbligano i media di tutto il mondo a stare dietro allo “stile negoziale” (sic) del presidente degli Stati Uniti.

L’annuncio della ripresa dei colloqui e il nodo dello Stretto di Hormuz

La nuova fase del confronto si è aperta con un annuncio a sorpresa rilanciato dalla Casa Bianca e dai profili social del tycoon. Il presidente americano aveva infatti dichiarato l’imminente ripresa dei negoziati diretti con Teheran, lasciando intendere il raggiungimento di un’intesa di massima.

Oggetto dell’accordo, la riapertura e la sicurezza dello Stretto di Hormuz, lo snodo marittimo cruciale per il commercio mondiale di idrocarburi, unitamente a un quadro per un futuro patto sulla denuclearizzazione.

L’uscita presidenziale aveva immediatamente prodotto ripercussioni sui mercati finanziari, con il prezzo del greggio in forte calo a seguito dell’ipotesi di una de-escalation militare e commerciale nell’area.

La secca smentita di Teheran: “Nessun negoziato in corso”

L’ottimismo espresso da Washington è stato tuttavia gelato nel giro di poche ore dalla replica ufficiale delle autorità iraniane. Il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha smentito categoricamente la presenza di trattative bilaterali in corso con gli Stati Uniti.

Secondo le posizioni espresse dalla diplomazia iraniana, le sole interlocuzioni attive riguardano canali indiretti (come le mediazioni guidate dall’Oman). Canali limitati a specifici aspetti tecnici sulla navigazione marittima. Così, ribadendo che qualsiasi intesa strutturale rimane condizionata al fermo delle sanzioni e al blocco delle azioni ostili condotte nell’area.

Il nuovo affondo su Truth Social: “Accordo o resa totale”

Di fronte alla presa di distanza iraniana, il presidente statunitense è tornato ad alzare la pressione mediatica e politica affidando al suo social network, Truth Social, un ulteriore messaggio dai toni perentori.

Nel post, Trump ha abbandonato le aperture al dialogo per tracciare una linea netta, ponendo Teheran di fronte a un’alternativa rigida e senza margini di manovra.

«In Iran non arriva nulla, a meno che non lo vogliamo noi, e nulla arriverà, a meno che non si giunga a un accordo o a una resa totale. Che l’Iran voglia ammetterlo o meno, stiamo, di fatto, parlando di una soluzione a un problema che loro stessi hanno causato, per decenni».

Le prospettive del confronto geopolitico

Il repentino passaggio dalle aperture negoziali ai toni dell’ultimatum riflette una strategia di “massima pressione” che Trump indirizza a Teheran.

Il suo proposito, finora smentito dai fatti per mesi e mesi, costringere la leadership iraniana al tavolo delle trattative da una posizione di debolezza.

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In ogni caso, una profonda distanza tra le parti. Elevata l’incertezza sul futuro della stabilità regionale, sulla sicurezza delle rotte petrolifere e sulle prospettive di un accordo duraturo nel quadro internazionale.


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