L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Il centrodestra trova l’intesa sulle preferenze: Meloni agli alleati, “stavolta niente scherzi”

di Lino Sasso -


Il centrodestra prova a chiudere definitivamente il capitolo delle divisioni sulla riforma della legge elettorale sugellando un’intesa sulle preferenze. Dopo le tensioni registrate alla Camera, dove l’emendamento sulle preferenze venne bocciato con voto segreto, la maggioranza sceglie la strada della compattezza in vista dell’esame del testo al Senato. L’accordo racchiude un segnale politico preciso: questa volta l’emendamento sarà sottoscritto da tutta la coalizione e non soltanto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc. L’intesa è maturata al termine di un vertice tra gli sherpa della maggioranza nella sede di Fratelli d’Italia. Poco dopo, è stata suggellata da un incontro a casa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni con i leader del centrodestra Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi. Un doppio appuntamento servito non solo a definire gli ultimi dettagli della riforma, ma anche a fare il punto dell’attività politica prima della pausa estiva.

Emendamento sulle preferenze: cosa cambia

Il testo ricalcherà sostanzialmente quello già esaminato dalla Camera. Il sistema continuerà a prevedere capilista bloccati e una lista composta da sei candidati, tra i quali gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze. La principale novità riguarda invece il rafforzamento delle norme sulla rappresentanza di genere. Dopo il capolista sarà infatti obbligatoria la presenza di un candidato di sesso diverso rispetto a quello che lo precede. Una modifica che rafforza il criterio del rapporto 60-40 già previsto nella composizione delle liste. Inoltre, l’idea sarebbe quella di prevedere l’alternanza di genere anche per i candidati nella lista che attribuisce il premio di maggioranza per i quali è obbligatoria la candiatura come capilista anche nella quota proporzionale. Un ulteriore modo per favorire l’obiettivo di garantire una maggiore alternanza tra uomini e donne.

Il calendario della riforma

Anche il percorso parlamentare è ormai definito. L’approdo della legge elettorale nell’Aula del Senato è previsto per il 9 settembre, con l’obiettivo di ottenere il via libera entro la metà del mese. Successivamente il provvedimento tornerà alla Camera per la terza lettura, che la maggioranza punta a completare entro la fine di settembre. Una tempistica ritenuta fondamentale per evitare la sovrapposizione con la sessione di bilancio. Ma anche necessaria ad approvare in via definitiva la nuova legge elettorale senza rischiare di andare toppo a ridosso con la data delle elezioni.

L’avvertimento di Meloni dopo l’intesa del centrodestra sulle preferenze

Nel corso del vertice con Salvini, Tajani e Lupi, Giorgia Meloni avrebbe anche rivolto un messaggio molto chiaro ai partner della coalizione. “Stavolta niente scherzi”, avrebbe detto la premier, riferendosi a quanto accaduto alla Camera. Anche per questo si è deciso di presentare un emendamento che sia sottoscritto da tutti i partiti del centrodestra. Un modo per blindare ulteriormente un accordo che, a differenza da quanto accaduto a Montecitorio, queta volta sarà più complicato tradire. Al Senato, infatti, non è sarà possibile votare a scutinio segreto. Chi vorrà esprimersi in difformità dalle indicazioni del proprio gruppo parlamentare dovrà farlo in modo palese. Assumendosi apertamente anche la responsbilità di votare contro l’accordo raggiunto dall’intera maggioranza.


Torna alle notizie in home