Campi Flegrei: il decreto contro il teatrino delle opposizioni
Il governo accelera, consapevole che senza una resa dei conti definitiva sulla pianificazione urbanistica, ogni milione stanziato rischia di diventare l'ennesimo alibi di carta
Non esiste una “sicurezza al cento per cento” quando si decide di abitare sopra il respiro della caldera dei Campi Flegrei pronta a sollevare la terra di dieci millimetri al mese.
Campi Flegrei: “sicurezza impossibile”
È questo il bagno di realtà che il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, ha portato nell’aula del Senato, provando a sventrare con un’informativa tagliente il facile gioco di una politica che, per decenni, ha preferito il consenso del mattone alla durezza della geologia.
Il governo accelera, consapevole che senza una resa dei conti definitiva sulla pianificazione urbanistica, ogni milione stanziato rischia di diventare l’ennesimo alibi di carta.
Il bradisismo – che non è un terremoto come gli altri – non concede tregua e presenta un conto salatissimo. Musumeci, a Palazzo Madama, ha stanato l’opposizione “sempre in agguato”, pronta a contare gli errori altrui senza mai offrire una ricetta alternativa.
«C’è una ricetta per mettere al sicuro quell’area? Se qualcuno ce l’ha, la dica», ha tuonato, rivendicando quello che definisce il primo vero programma di prevenzione dalla nascita della Repubblica.
La riduzione del rischio
Ma la prevenzione, in questa terra tormentata, passa ora per un’ammissione brutale: si tratta di ridurre l’esposizione al rischio degli edifici, non di azzerarlo, perché la natura non firma protocolli d’intesa.
L’accelerazione di Palazzo Chigi, preceduta da un serrato vertice convocato dalla premier Giorgia Meloni, arrivata con un Consiglio dei ministri che ha approvato un decreto-legge d’urgenza, immettendo ossigeno finanziario e poteri straordinari in un sistema asfissiato dalla burocrazia locale.
Un piano massiccio per i Campi Flegrei
Il piano è massiccio: 100 milioni di euro stanziati esclusivamente per la messa in sicurezza degli edifici danneggiati dalla scossa di magnitudo 4.7 del 31 luglio. A questi si aggiunge un potenziamento dei contributi per l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio privato, che sale ora al 70% della spesa, un tentativo estremo di spingere i cittadini a intervenire su case che “non ce la fanno più”.
I numeri del decreto raccontano un’emergenza che ha nomi, cognomi e necessità immediate. Per le centinaia di sfollati dei Campi Flegrei, il governo ha definito i criteri del Contributo di Autonoma Sistemazione.
Si va dai 400 euro mensili per i nuclei monofamiliari fino ai 900 euro per le famiglie con cinque o più componenti. Una boccata d’ossigeno che prevede integrazioni di ulteriori 200 euro per ogni persona con più di 65 anni o con disabilità superiore al 67%. Per coprire questi oneri, a disposizione 1,8 milioni di euro per il 2026 e 4,5 milioni per il 2027.
“È una risposta “efficace e incisiva”, l’ha definita il sottosegretario al Mit Tullio Ferrante, che estende i benefici anche a chi è rimasto fuori casa per i sismi del 2025 e del maggio 2026.
Ma la vera mossa per bypassare l’impasse dei “soggetti attuatori” locali – quelli che hanno lasciato marcire 40 milioni di euro nelle casse regionali mentre i costoni di Monte Olibano franavano – riguarda Fulvio Soccodato.
Al commissario straordinario, nuove funzioni: potrà finanziare direttamente interventi urgenti sui centri operativi comunali e sulle aree di accoglienza, agendo laddove la macchina ordinaria si è inceppata.
Il fallimento ultradecennale della governance del territorio
È l’ammissione che il “modello 45” aperto dalla Procura di Napoli non è solo un fascicolo giudiziario, ma la fotografia di un fallimento gestionale che il governo prova ora a correggere con i poteri sostitutivi.
Tuttavia, resta il nodo che nessuna delibera può sciogliere. Aver permesso la massiccia antropizzazione di una caldera attiva è l’errore originale di cui oggi Pozzuoli e Bacoli pagano gli interessi. Anche se il governo approva il secondo programma di riqualificazione sismica degli edifici pubblici, rimane inevasa questa questione di fondo.
La linea tracciata da Palazzo Chigi è chiara: la convivenza con il rischio deve essere “vigile”. Significa ammettere che non si può blindare un vulcano, ma si può smettere di fingere che la carta bollata sia uno scudo contro le onde sismiche.
Se le opposizioni continuano a “contare le disfunzioni”, il governo risponde scommettendo su una programmazione che Musumeci definisce senza precedenti, dove i 550 milioni già stanziati sono solo il punto di partenza di un investimento che “non ha limiti di risorse”, se non quelli imposti dalla capacità di spesa dei territori. Rimane la necessità del coraggio di una vera resa dei conti urbanistica.
I contributi per la riparazione dei danni e il fondo per la riqualificazione sismica sono strumenti necessari per l’oggi, ma non risolvono il domani di chi vive nel Parco Olivetti. La prevenzione non può essere solo la rincorsa alle macerie o lo stanziamento postumo di milioni per il CAS.
Deve essere la capacità di dire ai 105mila residenti dell’area rossa che la sicurezza assoluta non abita qui. Il decreto, sicuramente un passo avanti nell’assistenza, ma la sfida lanciata da Musumeci al Senato è un monito per tutti. La politica smetta di dividersi sulle briciole e affronti finalmente il mostro del cemento costruito dove la terra non smetterà mai di tremare.
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