L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

L’Italia affondata dal Belgio, la crisi del Mancini-bis

La imminente trasferta contro la Turchia diventa una prima fermata da dentro o fuori

di Dave Hill Cirio -


Notte buia all’Olimpico: il Belgio domina, l’Italia affonda tra i fischi ed è già crisi Mancini-bis. Il debutto casalingo della Nazionale nel girone di Uefa Nations League si è trasformato in un amaro e violento risveglio per il calcio italiano.

Nazionale, la crisi continua

Allo Stadio Olimpico di Roma, l’Italia è crollata sotto un netto e inappellabile 0-2 contro un Belgio straripante, travolta sia sul piano del ritmo che su quello della qualità tecnica.

Un passivo che avrebbe potuto assumere contorni più imbarazzanti se Gianluigi Donnarumma non si fosse opposto a più riprese alle incursioni avversarie.

L’esperimento tattico fallito

Roberto Mancini ha deciso di ripartire con un 4-3-3 infarcito di volti giovani ma privo di punti di riferimento esperti. Un esperimento affondato alla prima vera sollecitazione.

La svolta in negativo della serata si è consumata al ventesimo minuto del primo tempo, quando una grave palla persa dal diciannovenne Alessandro Romano nella propria trequarti ha scatenato la ripartenza fulminea guidata da Kevin De Bruyne.

Sul pallone si è avventato Mika Godts, bravo a disorientare la retroguardia azzurra e a trafiggere Donnarumma per il vantaggio belga.

Da quel momento in poi, l’Italia è andata letteralmente in apnea, rischiando a più riprese di incassare il raddoppio di fronte alle folate di Raskin e Diego Moreira.

Il secondo tempo

La squadra ha provato a reclinare la testa e a mostrare una reazione d’orgoglio, creando un paio di occasioni nitide con Kean e Pio Esposito.

Tuttavia, nel momento di massimo sforzo, al minuto sessantanove è arrivata la doccia fredda definitiva. Un contropiede orchestrato da De Ketelaere ha liberato al tiro il neoentrato Dodi Lukébakio. Con un sinistro potente e preciso sul secondo palo ha trafitto nuovamente la porta azzurra, spegnendo ogni velleità di rimonta.

Il post-partita

Il commissario tecnico Roberto Mancini ha cercato di fare da scudo al gruppo con un ottimismo di facciata, esaltando la reazione della ripresa ma senza nascondere l’amarezza per la pesante risposta degli spalti.

«Nel primo tempo hanno giocato meglio loro, ma nella ripresa fino al contropiede dello 0-2 li abbiamo messi sotto. Abbiamo avuto quattro o cinque occasioni per pareggiare, ma abbiamo pagato a caro prezzo un singolo errore», ha dichiarato il CT.

In merito ai fragorosi fischi piovuti dai trentamila dell’Olimpico al triplice fischio, Mancini ha glissato con amarezza: «I fischi? Quando si perde nessuno è contento, quindi ci stanno e sono meritati. Sarà più bello quando saremo in cima all’Everest».

Il tecnico ha infine preso le difese del giovane Romano, responsabile sull’azione dello 0-1: «Romano ha fatto una buona partita. Gli errori esistono, altrimenti le sfide finirebbero tutte zero a zero. Adesso non dobbiamo abbatterci, ci restano cinque gare e cercheremo di vincerle».

L’ambiente e la stampa sportiva hanno accolto la prestazione con toni durissimi, bocciando senz’appello la scelta di lanciare esperimenti azzardati senza un’ossatura tattica solida.

Le reazioni evidenziano una Nazionale priva di idee e di un regista in grado di dettare i tempi, incapace di arginare una squadra che ha concluso verso la porta azzurra per ben diciassette volte.

Anche nello spogliatoio la delusione è palese. Il difensore Riccardo Calafiori ha ammesso come i fischi facciano male ma siano la logica conseguenza di un lavoro ancora enormemente insufficiente.

Le prospettive per il prosieguo della competizione si preannunciano drammatiche e senza margini di errore. Con zero punti in classifica e il morale a terra, la Nazionale si trova già con le spalle al muro.

La imminente trasferta contro la Turchia diventa una prima fermata da dentro o fuori. Una mancata vittoria rischia di spalancare ufficialmente le porte a una crisi d’identità precocissima. Per il nuovo corso azzurro il pericolo di compromettere sia la corsa nella Nations League sia il coefficiente nel ranking internazionale.

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