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Politica

Primarie del campo largo, la corsa si avvicina ma resta il rebus dei candidati

di Giuseppe Ariola -

Da sinistra, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Roberto Fico e Gaetano Manfredi durante la manifestazione del campo largo in piazza del Gesù, a Napoli


Le primarie del campo largo si avvicinano. O almeno questa sembra ormai la strada sulla quale si stanno incamminando le opposizioni per scegliere chi dovrà sfidare Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche. Il problema, però, è che resta ancora da capire chi saranno davvero i protagonisti della competizione. Perché, al netto dei due candidati naturali, Elly Schlein e Giuseppe Conte, gli altri blocchi di partenza sono ancora vuoti. La segretaria del Pd e il presidente del Movimento 5 Stelle sono in campo praticamente dal primo momento. Entrambi, pur con strategie e linguaggi differenti, non hanno mai nascosto l’ambizione di sedersi a Palazzo Chigi. E proprio il duello tra Schlein e Conte rischia di trasformare le primarie in una sorta di regolamento di conti per la leadership dell’intero centrosinistra.

Una prospettiva che preoccupa gli alleati, anche perché regole, tempi e perfino la formula della consultazione devono ancora essere definiti. Matteo Renzi sembra avere pochi dubbi. Il leader di Italia Viva è tornato a mettere sul tavolo il nome di Silvia Salis. La sindaca di Genova, secondo l’ex premier, sarebbe una figura capace di interpretare una proposta riformista e soprattutto di allargare il perimetro della coalizione. Ma a lei conviene farsi cucire addosso l’etichetta di candidata renziana? La sua eventuale candidatura cambierebbe comunque radicalmente la partita. Trasformerebbe il confronto tra Schlein e Conte in una competizione che andrebbe oltre quella dei singoli partiti del campo largo. Inoltre offrirebbe un punto di riferimento a quell’area moderata, civica e riformista che continua a chiedere spazio nel campo largo. Dal quale finora è stata letteralmente tagliata fuori. Ma se al centro qualcosa comincia a muoversi, a sinistra cresce l’insofferenza.

Avs in fermento, verso primarie senza regole definite

In Alleanza Verdi e Sinistra viene osservata con crescente irritazione una partita che rischia di essere giocata sopra la testa del partito. Il timore è che il confronto venga ridotto a un derby permanente tra Conte e Schlein, lasciando Avs nel ruolo di semplice gregario chiamato, alla fine, a sostenere uno dei due. Da qui potrebbe nascere la tentazione di schierare un candidato autonomo, magari uno degli stessi leader, per pesare nella competizione e soprattutto nella definizione del programma. Anche perché le differenze nel campo largo non mancano: dalla politica estera al riarmo, passando per economia, lavoro e rapporto con il mondo delle imprese.

Le primarie, dunque, rischiano di diventare molto più di una semplice selezione del candidato premier. Saranno il luogo nel quale misurare i rapporti di forza di una coalizione che ancora deve trovare una sintesi politica. E proprio per questo nessuno vuole arrivare all’appuntamento con un ruolo marginale. Per il momento due caselle sembrano occupate: Schlein e Conte. Salis rimane la suggestione più forte per rompere il duopolio, mentre Avs deve decidere se assistere alla sfida oppure entrare direttamente nell’arena. Sullo sfondo resta inoltre la possibilità che emergano candidature civiche capaci di sparigliare ulteriormente le carte. La domanda, insomma, non è più soltanto se le primarie si faranno. Ma tra chi. E soprattutto per decidere quale centrosinistra dovrà presentarsi agli elettori.

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