Il generale Napoleone e il complesso del Titanic
Vannacci sente le sirene e vede il panico a destra. Ma scambiare l'esasperazione altrui per paura è pura illusione
Se Roberto Vannacci non esistesse, bisognerebbe inventarlo. O, quantomeno, mandarlo in tournée con una compagnia di vaudeville.
L’ultimo bollettino pubblicato dal Generale sulla sua creatura, Futuro Nazionale, è un piccolo saggio di comicità involontaria. Sentite qui: «Prima eravamo marginali. Poi siamo diventati una meteora. Poi quelli che non arriveranno da nessuna parte. Adesso, improvvisamente, la Presidente del Consiglio sente il bisogno di spiegare agli italiani che Futuro Nazionale sarebbe addirittura un’operazione costruita per favorire la Sinistra».
Poesia pura.
Siamo davanti a una facoltà quasi prodigiosa: la capacità di trasformare uno starnuto della politica nel segnale che il pianeta intero stia tremando per lui. La premier dice una cosa del tutto ovvia? È il panico a Palazzo Chigi. I giornali titolano sulle manovre a destra? È «l’adunata collettiva». Un gatto attraversa la strada a Garbatella? Sta chiaramente scappando per paura della «remigrazione».
L’Uomo del Destino col gettone di presenza
Poi c’è la posa. Ah, la posa.
L’Eretico Solitario che rivendica: «Noi diciamo quello che pensiamo. Senza chiedere permesso». Toccante. Commovente.
Questo spartano martire del sistema dice quello che pensa da un anno e mezzo con il microfono praticamente fisso nei talk show, un contratto editoriale in tasca per vendere libri sul «mondo al contrario» e lo stipendio da eurodeputato garantito grazie al simbolo della Lega.
Fare il sovversivo in prima serata, servito e riverito con la moquette sotto i piedi, è un martirio davvero confortevole. Quasi di lusso.
Se buchi le gomme del bus, sei solo un guaio
Ma la perla vera è il cortocircuito logico che sta dietro alla sua domanda retorica: «Ma non eravamo quattro gatti? Perché per quattro gatti stanno suonando tutte le sirene?».
Capito il ragionamento?
Quando Giorgia Meloni fa notare che spaccare la Destra regala seggi all’opposizione, Vannacci individua un’equazione aritmetica e la scambia per panico. Vede le «sirene» dell’allarme e, nella sua narrazione, anche il terrore negli occhi degli alleati.
È la stessa logica di chi, durante una gita scolastica, tenta di bucare le gomme del pullman per dimostrare la propria indipendenza. Gli altri gli urlano di fermarsi, certo. Ma non perché lo temano: perché vogliono evitare che finiscano tutti nel fosso.
Scambiare l’esasperazione dei compagni di viaggio per devoto timore richiede una dose di egocentrismo che, per dimensioni, si registrava forse solo ai tempi del Re Sole.
L’epica del Caps Lock e il coro dei fedelissimi
Poi c’è il programma. Un capolavoro di sintesi. Un’insegna al neon che frigge per coprire la vetrina vuota:
REMIGRAZIONE. SICUREZZA. IDENTITÀ. FAMIGLIA. SOVRANITÀ. MENO TASSE. PIÙ ITALIA.
Mancavano solo MERENDA GRATIS e PISCINA IN PALESTRA per completare il volantino della rappresentanza d’istituto al liceo.
Il tutto, naturalmente, condito dal plauso incondizionato delle truppe cammellate dei social: una marea di «Avanti Generale!», «Avanti tutta!» e cuoricini marziali. Guai a far notare l’ovvio nei commenti, guai a insinuare un dubbio, persino aritmetico: Vannacci deve piacere per forza, pena il declassamento immediato a traditore della patria da tastiera.
Mentre al Governo tocca la noiosa incombenza di trattare con l’Unione Europea, gestire il deficit e far quadrare i conti dello Stato, il Generale può godersi la purezza ideologica dal divano di casa: schiaccia il tasto Tutto Maiuscolo sulla tastiera, spara sette parole d’ordine, incassa l’ovazione del suo fan club digitale e si sente subito pronto per la marcia su Roma.
Giri in tondo
«Noi, invece, continuiamo a marciare», chiosa con fermezza alla fine.
Qualcuno, però, dovrebbe spiegargli una regola fondamentale della geometria: marciare da soli, in cerchio, scortati dai like della propria bolla e dopo aver litigato con chiunque abbia dato un passaggio, resta un esercizio piuttosto sterile.
La verità è molto meno epica: a Destra non sembra esserci alcun panico. C’è piuttosto la crescente insofferenza verso chi confonde ogni reazione al proprio progetto con una prova della sua irresistibile ascesa.
Vannacci sente le sirene e pensa che suonino per lui. Forse, più semplicemente, stanno segnalando che qualcuno sta cercando di evitare un incidente.
E così, tra uno sbadiglio e una risata, va in scena l’ennesimo show di chi si sente al centro del mondo, mentre in realtà sembra soprattutto impegnato a non uscire dall’inquadratura.
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