Crescono i consumi da rinnovabili ma non abbastanza da rispettare i Piani
I dati del monitoraggio Pniec, l'Italia è indietro di cinque punti sulla tabella di marcia. E il gas fa lievitare la bolletta oltre i livelli di guardia
Ci vuole energia per cambiare, specialmente se si parla di rinnovabili. Ce ne vuole, in realtà, molta di più. Perché, come riferisce un dossier stilato dal Servizio Studi della Camera dei Deputati, siamo un po’ in ritardo sulle rinnovabili. La tabella di marcia del Pniec, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, prevedeva che, entro il 2026, la quota dei consumi finali di energia coperta dalle rinnovabili avrebbe dovuto essere pari al 25,3 per cento del totale. Bene, i numeri reali invece riferiscono che il fabbisogno effettivamente soddisfatto si attesta al 20,5%. In pratica, quasi cinque punti percentuali in meno.
Rinnovabili, l’energia (non) è abbastanza
La parabola, dunque, rallenta. Ed è un bel problema per un Paese che, da qui al 2030, ha bisogno necessariamente di raddoppiare la quota e portarla sulla soglia del 40 per cento (39,4%). Una sfida vera per l’Italia che, allo stato attuale, è dipendente dai fornitori stranieri di energia per il 73,5%. Un dato di gran lunga superiore a quello della media Ue che si stabilizza al 57%. La Germania, come noi, è dipendente dall’estero per il 66,8%. La Francia, invece, lo è al 40,1%. E, tra l’altro, paga l’energia due terzi in meno di quanto la paghiamo noi. Già, perché nel secondo semestre del 2025 il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso è stato pari, in Italia, a ben 101,7 euro al megawattora. I cugini transalpini, invece, non la pagano più di 34,1 euro. Hanno il nucleare. Si vede, anzi si sente. Gli spagnoli, che hanno sviluppato molto le rinnovabili, pagano 38,8 euro. A completare il quadro del salasso italiano c’è lo sbilanciamento del mix energetico nazionale sul gas che, da solo, rappresenta il 45% delle fonti di produzione. Un dato lontanissimo dal 3,2% della Francia.
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Dipendenti dal gas ma non lo compriamo da Mosca (come gli altri)
E, per di più, l’Italia compra solo l’1% del suo gnl dalla Russia. A differenza di quanto facciano i partner europei, a cominciare dal Belgio che nell’ultimo mese s’è praticamente legato mani e piedi alle materie prime energetiche provenienti dalla Russia. La svolta, tanto attesa, dovrebbe arrivare a questo punto proprio dalle rinnovabili. Ci vuole, perciò, un’accelerazione per evitare di ritrovarsi impantanati tra scorte da riempire, soldi da sganciare, bollette da esorcizzare.
Il Mase annuncia le linee guida FerX
La svolta, dunque, deve arrivare. Ed è (anche) per questo che il Mase ieri ha annunciato che il decreto FerX è “formalmente in vigore” già dal 7 agosto scorso. Mancano, però, le linee guida. Che il Ministero all’Ambiente e Sicurezza energetica promette arriveranno “a breve”. Ci vuole energia per cambiare. E ci vuole subito.
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