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Politica

Il Campo Largo è un arido agglomerato privo di idee

di Alessandro Scipioni -

Da sinistra, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Roberto Fico e Gaetano Manfredi durante la manifestazione del campo largo. © ANSA


Siamo davanti ad un’opposizione che cerca il consenso senza una visione politica.

Le parole di Clemente Mastella, affidate a un’intervista rilasciata a La Stampa, suonano come una conferma impietosa di uno stato di fatto ormai cronico. Il Campo Largo naviga a vista, privo di una visione unitaria e incapace di offrire al Paese una prospettiva di governo solida. Non si tratta di una novità per chi osserva le dinamiche della sinistra italiana, ma la fotografia scattata dal sindaco di Benevento rende il quadro ancora più nitido nella sua drammaticità politica.

Dall’instabilità dei governi Prodi al caso Mastella nel Pd

La storia recente è un monito costante. Laddove il centro-sinistra ha tentato la via del governo, l’esito è stato quasi invariabilmente segnato dall’instabilità. È un dato oggettivo che gli unici leader in grado di garantire stabilità e continuità al Paese siano stati esponenti del centro-destra, da Silvio Berlusconi a Giorgia Meloni.

Al contrario, le esperienze a guida progressista si sono spesso risolte in implosioni interne, governi tecnici o, nel migliore dei casi, in coalizioni eterogenee tenute insieme da precari equilibri destinati a rompersi al primo soffio di vento. Prodi è caduto due volte per implosione della sua stessa maggioranza. Quando l’Ulivo vinse le elezioni ci furono ben tre presidenti del Consiglio diversi in una sola legislatura.

Il Partito Democratico sembra vittima di una maledizione strutturale decretata dall’incapacità di conciliare anime opposte all’interno di un progetto coerente. Senza una leadership forte e una visione chiara, il PD si riduce a gestire la propria continua instabilità, costantemente sotto la pressione di alleati come Giuseppe Conte, abile a cavalcare il malessere movimentista pur provenendo da tutt’altri percorsi. In questo scenario, persino l’ipotesi di un coinvolgimento di figure esperte come Mastella appare di difficile attuazione. Se l’elettorato di sinistra fatica a digerire la presenza di un Matteo Renzi, è facile immaginare quanto possa essere complicata la convivenza con una personalità come quella dell’ex ministro della Giustizia.

Il vero rischio: l’opposizione ostruzionistica e il vuoto di idee

Il rischio maggiore per il Paese non è tanto la possibilità che queste forze vadano al governo, eventualità che, vista l’incapacità amministrativa dimostrata, risulterebbe di per sé complessa da gestire, quanto la loro capacità di opposizione ostruzionistica. La storia insegna che, in assenza della possibilità di governare in base ad un programma costruttivo, la strategia privilegiata è quella di paralizzare il sistema, ricorrendo a poteri garanti per bloccare ogni riforma strutturale. La destra ha il dovere politico di impedire che il Paese cada in questa trappola di stasi.

In ultima analisi, il dibattito sulle primarie o sulle alchimie elettorali appare come un esercizio sterile, il tentativo di nascondere dietro la forma il vuoto di sostanza. Il centro-sinistra, diviso tra egoismi personali e carenza di cultura politica, continua a guardare al proprio particolare, mentre il Paese necessita di una visione chiara e di una stabilità che, ad oggi, appare esclusiva prerogativa di altre aree politiche.

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