Palermo, rinviata l’autopsia di Anna Rosa
Prima di procedere con l'atto irripetibile che richiede la presenza di tutte le parti interessate, i magistrati dovranno valutare la posizione dei medici coinvolti nei tre presidi sanitari
L'ospedale dei Bambini a Palermo, in una immagine di archivio
Si registra un brusco e deciso rallentamento nei tempi giudiziari e medico-legali dell’autopsia relativi al tragico decesso della piccola Anna Rosa. La bambina di quattro anni e mezzo è morta a Palermo a causa delle complicanze di un’infezione da difterite.
L’esame autoptico
L’autopsia, che era stata inizialmente calendarizzata ad oggi per permettere l’accertamento definitivo delle cause della morte presso l’Istituto di Medicina Legale del Policlinico della città, è stato rinviato ad altra data.
Lo slittamento si è reso indispensabile a seguito della denuncia-querela presentata ufficialmente dai genitori della bambina, Emanuele Bartolotta e Manuela Maggio.
La mossa legale della coppia
La copia era già finita nel registro degli indagati dalla Procura di Palermo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo per omissione, non avendo sottoposto la figlia ai vaccini obbligatori.
La Procura ora allarga l’attenzione sulla catena dei soccorsi e della diagnosi sanitaria. Attraverso l’esposto, la famiglia ha puntato l’indice contro i sanitari e le équipe mediche delle tre diverse strutture ospedaliere che hanno avuto in cura la piccola nei giorni precedenti al decesso: l’Ospedale Cervello, l’Arnas Civico e l’Ospedale dei Bambini “Di Cristina”.
La tesi difensiva della famiglia
La strategia, avallata anche dalla nomina di un proprio consulente di parte (il medico legale Maurizio Municinò), ipotizza una grave sottovalutazione dei sintomi iniziali.
Nel corso dei primi accessi al pronto soccorso, la patologia sarebbe stata scambiata e trattata per una normale tonsillite essudativa febbrile.
Fatti che avrebbero ritardato l’avvio della terapia specifica prima del definitivo aggravamento e del successivo ricovero in terapia intensiva.
L’iniziativa della coppia spinge ora la magistratura ad ampliare il raggio d’azione dell’inchiesta.
Prima di procedere con l’autopsia — atto irripetibile che richiede la presenza di tutte le parti interessate —, i magistrati dovranno valutare la posizione dei medici coinvolti nei tre presidi sanitari. E quindi notificare loro eventuali avvisi di garanzia a tutela del diritto di difesa e per consentire la nomina di propri periti di parte.
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