Il "matrimonio" tra banche e assicurazioni sarà il nuovo capitolo del romanzo creditizio italiano
L’abbiamo capito: il risiko bancario non è andato in vacanza e l’ultima settimana d’agosto è stata rovente per i manager da Ca’ del Suss fino a Siena. Passando, naturalmente, per Trieste e per piazza Meda a Milano. Oggi, con la fine di agosto e la fine (in teoria) dell’estate, si è arrivati a un punto. Riassunto delle puntate precedenti. Mps ha lanciato la sua offensiva ma piace solo in Italia. Fuori, dalle agenzie di rating (S&P e, ancora più chiaramente Moody’s e Fitch) fino alla stampa (non basterà la letterina di Lovaglio a far cambiare idea al Financial Times e ai suoi lettori), c’è tanto scettico. Banco Bpm ha riunito il Cda in fretta e furia, al punto che tanti dirigenti erano ancora al mare e si son dovuti collegare in remoto. Piazza Meda ha detto che l’offerta, a loro, non piace: non c’è premio e poi nessuno glielo ha chiesto, ai senesi, di farsi avanti con una fusione. Più aperturisti, invece, a Trieste. Generali ha deciso di aprire il tavolo con Mps per il futuro della sua Banca.
Il risiko non va in vacanza
Non è un’apertura, non è neanche una chiusura: è una reazione più simile al “vedo” nel poker. Il piatto è ricchissimo. E no, non c’entrano solo le quote e le partecipazioni reciproche nei capitali. Il punto è quello della bankassurance. Un ircocervo, per ora, che potrebbe far compiere al credito italiano (e alle assicurazioni del nostro Paese) un ulteriore salto di qualità. Unire, in pratica, credito e assicurazioni. Due mondi che, negli ultimi decenni, si son compenetrati al punto da rendere fisiologica l’unione tra i comparti e le aziende. Ed è questo, in fondo, quel che vuol fare (anche) Intesa. O meglio, Unipol. Che, nell’offerta di Intesa sul Monte dei Paschi, reciterebbe un ruolo decisivo. Ed è stato proprio Gabriele Cimbri, amministratore delegato del colosso assicurativo, a svelare gli obiettivi e i traguardi. A Rocca Salimbeni, ha detto al Sole 24 Ore, avrà sede la seconda banca d’Italia.
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Cimbri, Generali e la bank-assurance
Mps, ha spiegato, sarà capofila perché il suo brand, antico e internazionale, la pone naturalmente al centro del progetto. A Rocca Salimbeni, dunque, non solo non si chiude niente ma addirittura si rilancia. Lovaglio, se tutto andrà bene, farà il terzo polo bancario. Cimbri e Messina, invece, sognano di farne il secondo hub del credito. Con le assicurazioni incorporate. Il messaggio, più che al mercato, era diretto naturalmente alla politica. Che, mai come sul futuro di Mps, ha saputo unirsi: dal Pd fino a Fratelli d’Italia, tutti contro lo spacchettamento anzi lo “spezzatino” degli sportelli.
Insomma, il risiko bancario non va in vacanza. Il prossimo appuntamento in agenda è in casa Intesa. Il 10 settembre si riunisce l’assemblea dei soci per l’aumento di capitale necessario all’offerta. Messina prosegue dritto, i mercati sembrano dalla sua. Chissà.