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Esteri

Nuova escalation a Hormuz. E il prezzo del petrolio torna a salire

di Redazione -


Nuova, pericolosa escalation militare tra Stati Uniti e Iran. Nella notte le forze americane hanno condotto un attacco mirato contro l’isola iraniana di Larak, nello Stretto di Hormuz, provocando poche ore dopo la rappresaglia di Tehran contro due basi aeree statunitensi in Giordania. L’azione statunitense, la prima sul territorio iraniano dalla fine di luglio, avrebbe avuto come obiettivo due lanciatori delle Guardie della Rivoluzione che si preparavano a posizionare mine navali nel corridoio strategico di Hormuz. Un’area particolarmente sensibile per gli equilibri internazionali e soprattutto per il mercato energetico mondiale. Proprio attraverso lo Stretto di Hormuz transita infatti una quota rilevante delle forniture globali di petrolio e gas. La risposta iraniana non si è fatta attendere. Poche ore dopo, c’è stato un attacco combinato con missili balistici e droni contro le basi aeree di King Hussein e Al-Azraq, in Giordania, dove sono presenti truppe statunitensi.

Pezeshkian: “Non cerchiamo la guerra”. Trump attacca Tehran

Da parte iraniana, il presidente Masoud Pezeshkian, ha ribadito che Tehran “non cerca la guerra”, avvertendo però che la Repubblica Islamica continuerà a rispondere con fermezza a ogni aggressione. Durissima la replica del presidente americano Donald Trump, secondo il quale l’Iran avrebbe ormai “perso ogni sostegno residuo tra gli Stati del Golfo” scegliendo di puntare le proprie armi contro i Paesi vicini. La nuova escalation arriva in una fase in cui l’amministrazione Trump stava tentando di spostare progressivamente il baricentro dello scontro dal terreno strettamente militare a quello economico. Dopo quasi sei mesi di conflitto, Washington punta infatti a intensificare la pressione attraverso sanzioni finanziarie e una strategia di progressivo isolamento economico di Tehran.

La nuova escalation a Hormuz fa volare il prezzo del petrolio

Le conseguenze delle nuove tensioni si sono fatte sentire immediatamente anche sul prezzo del petrolio. Brent e Wti registrano rialzi superiori al 3%, con gli operatori che tornano a valutare il rischio di possibili problemi alle forniture. Il Brent è scambiato a 90,91 dollari al barile, in aumento di 2,81 dollari, pari al +3,19%. Il Wti sale invece a 85,95 dollari, con un incremento di 2,55 dollari, pari al +3,06%. Il timore dei mercati è che una nuova spirale di attacchi e rappresaglie possa mettere a rischio la navigazione nello Stretto di Hormuz. Uno scenario che potrebbe imprimere un’ulteriore accelerazione alle quotazioni del greggio e avere conseguenze sui prezzi dell’energia anche in Europa.


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