Il Veneto e quel gesto che riabilita la politica
Magistrale il “caffè” che ci ha regalato ieri sul Corrierone Massimo Gramellini. Il tema era (tuttora rimane) la legge veneta sul “fine vita”. La giudica un gesto di libertà e di sensibilità tanto più apprezzabile poiché sale da una enclave che pareva non regolata su valori progressivi. Quindi una stupefacente e performante operazione liberale e libertaria che sembra esalare dagli aromi (dispersi) della prima Lega lombarda. Quell’aggregato nucleare inedito che, da parlamentare, vedevo barricarsi e armeggiare sui banchi della Camera.
Tuttavia, la bellezza estetica e sintetica del “pensiero” di Gramellini stava tutto nel pennello utilizzato nel raccontare morfologia e stato cerebrale di destra e sinistra quali si sono da noi sì vanno manifestando. E non solo per la eccezione ambientale, cioè per il caldo infernale e quindi con la “cappa di cervelli polarizzati dentro una scatola di pensieri precotti”.
In una parola, per la vaghezza festivaliera che circola nelle due galassie impegnate alla ricerca del tempo perduto più che di quello da ritrovare. Insomma, due nebulose incapaci di uscire dal volatile scorrere dei luoghi comuni dominanti nella loro costituzione mentale. Gramellini è di una efficacia deterrente: una destra prigioniera di tabù securitari e remigratori, una sinistra immolata al registro dei desideri come diritti. In effetti una lettura profana delle due finte e replicanti religioni che nell’uso corrente chiamiamo Maga e Woke. Gramellini infine stupisce e si compiace che, da un campo come la attuale Lega, che appare sconclusionato, salga i respiri di una libertà promettente. Al pari di noi, che ne apprezza lo sguardo sulla umanità sofferente. Un gesto che riabilita la politica. E forse la salva.
PER TUTTE LE NEWS DI ATTUALITA’
Torna alle notizie in home