Poliziotti feriti, Gramsci ai gazebo
La cronaca non consulta i programmi. A Martina Franca lascia feriti e auto danneggiate. Nel Brindisino, a giugno, un arresto per presunta istigazione al terrorismo. In Brianza, un sedicenne italiano sottoposto a misura cautelare conservava propaganda jihadista e neonazista, insieme a manuali per attentati. Il nuovo estremismo scarica il califfato e il Reich nella stessa cartella.
Almeno lui ha risolto il problema della coalizione. Fenomeni diversi, da distinguere e contrastare. Chi delinque non rappresenta un popolo. Chi antepone la legge religiosa alla Costituzione combatte l’integrazione, non rappresenta tutti i musulmani. La destra radicale grida all’invasione. Una sinistra massimalista teme che nominare il problema significhi darle ragione. Hanno già la risposta. È la realtà che si ostina a sbagliare domanda.
Nel mezzo, italiani e immigrati rispettosi delle leggi chiedono convivenza e sicurezza. L’integrazione non è un sentimento domenicale. È un patto. Diritti e doveri, libertà individuale, parità tra donne e uomini, primato della legge civile. Servono scuola, lavoro, servizi e governo dei flussi. Tutte cose che hanno il difetto di richiedere più tempo di una dichiarazione e meno rinvii di un congresso. Ogni problema rimosso dalla politica rischia di diventare un’emergenza di ordine pubblico e un ordine di servizio.
La sintesi arriva in questura. Tocca alla Polizia di Stato presidiare stazioni e periferie, contrastare violenze, spaccio e radicalizzazione. Con organici sotto pressione, turni gravosi e straordinari pagati quando la fatica è già memoria. Una pattuglia deve supplire alle carenze dei servizi sociali e delle politiche migratorie. Per chi sospetta del legittimo uso della forza, gli agenti sono sempre nel posto sbagliato. Troppo presenti quando intervengono, assenti quando esplode la violenza. Dov’era lo Stato? Dentro una volante, impegnata in un’altra emergenza.
A Roma, in via Cavour, due poliziotti del Commissariato Viminale vengono feriti durante l’arresto di un uomo di origine nordafricana. Sette giorni di prognosi ciascuno. Secondo le cronache, il giudice convalida l’arresto e rimette l’uomo in libertà. Le motivazioni vanno conosciute. Le ferite sono già note. La politica discute di legge elettorale, primarie e coalizioni. Chi garantisce la sicurezza si fa medicare. Anche chi porta una divisa è un lavoratore. Meriterebbe almeno l’attenzione riservata a un seggio conteso. Nessuna manetta sostituisce una politica dell’integrazione.
Il centrodestra festeggia la longevità del Governo. La stabilità conta, ma governare non è aggiornare il calendario. Organici e carichi di lavoro non migliorano, il carovita non arretra per anzianità dell’esecutivo. All’opposizione spetta un’alternativa credibile. Schlein dice prima il programma, poi il candidato. Il Conte del Grillo apre il confronto sulla leadership. Il programma dovrà sciogliere le contraddizioni, non ospitarle. Ascoltare i cittadini è necessario. Delegare loro ciò che gli alleati non sanno concordare è un’altra cosa.
Le primarie scelgono un candidato, non fabbricano una cultura politica. Una legge elettorale traduce i voti in rappresentanza, non suggerisce che cosa farne. Il rito diventa alibi quando la procedura assorbe il progetto. Si sceglie chi deciderà, mentre le decisioni restano senza candidati. Per Gramsci dirigere significava comprendere i bisogni popolari, elaborarli e costruire una volontà collettiva. I suoi eredi, dispersa l’egemonia culturale, rischiano di sostituirla con il questionario. Consegnano al popolo una matita e chiedono dove preferirebbe essere guidato. Poi chiamano partecipazione la propria confusione e incertezza. Ecco il gazebo sull’immigrazione.
La parità tra donne e uomini vale sempre o dipende dal quartiere? Chi rispetta le leggi va aiutato a integrarsi? Chi usa violenza deve risponderne o basta comprenderne il disagio? Chi mette ai voti anche i principi sta appaltando agli elettori il proprio mestiere.
L’integrazione non verrà dalla remigrazione di Vannacci né dalla rimozione del problema. Richiede accoglienza, protezione e regole comuni. Cultura liberale e socialdemocratica significano tenere insieme libertà, diritti e doveri, senza cambiare convinzioni secondo gli applausi. Gramsci chiedeva gruppi dirigenti. Il gazebo raccoglie domande. Chi si assume le risposte? Per le emergenze il numero c’è già. Risponde la Polizia. Non chiede quale coalizione abbia vinto. Dice «Arriviamo».
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