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Da Roma l’appello di UAP per salvare il SSN. Giorlandino: “Due sanità, un solo diritto alla cura”

di Eleonora Ciaffoloni -


“Troppo spesso a parliamo di sanità pubblica e privata come se fossero due sistemi contrapposti. Non è così”. Mariastella Giorlandino sceglie di partire da qui, dal principio che considera non negoziabile: il Servizio sanitario nazionale è uno solo e il privato accreditato ne è parte integrante.

È il cuore della conferenza stampa organizzata dalla UAP – Unione nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata – al CEOforLife Clubhouse di Piazza Montecitorio, dove il titolo dell’iniziativa, “Non due sanità. Un solo diritto alla cura”, si è trasformato in una vera e propria denuncia sul futuro del SSN. Non una rivendicazione corporativa, ma la richiesta di ripensare il rapporto tra Stato, Regioni e strutture accreditate prima dell’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario, prevista il 21 settembre.

Le prioritò per la presidente UAP Mariastella Giorlandino

Per la presidente UAP Giorlandino le priorità sono chiare: mettere il cittadino al centro, garantire cure di qualità, costruire tariffe basate sui costi reali delle prestazioni e creare un meccanismo stabile di aggiornamento che impedisca al sistema di impoverirsi anno dopo anno. “Il privato accreditato integra il pubblico, non lo sostituisce. La responsabilità deve restare pubblica: è lo Stato che deve programmare l’offerta, conoscere i bisogni di salute, controllare appropriatezza e qualità e garantire i livelli essenziali di assistenza”, ha ribadito, ricordando come oggi le strutture accreditate rappresentino una parte essenziale della capacità di cura del Paese.

Nel 2024 hanno assicurato il 28% dei ricoveri del SSN, mentre nella specialistica ambulatoriale erogano oltre un terzo delle prestazioni complessive. Numeri che dimostrano come pubblico e privato costituiscano già una rete unica. Il punto più duro riguarda il decreto Tariffe. La UAP contesta la narrazione secondo cui gli aumenti avrebbero risolto il problema della sostenibilità economica.

L’analisi presentata parla di 2.040 prestazioni esaminate: il 78% delle tariffe non subisce alcun incremento e, con l’inflazione, oltre l’85% delle prestazioni risulta inferiore al valore che avrebbe avuto con una semplice rivalutazione Istat. “Una visita a 23 euro non si può fare”, ha affermato Giorlandino, perché “non è soltanto una questione economica: significa non poter garantire percorsi clinici adeguati e mettere a rischio il diritto alla cura”.

La proposta e l’appello

Insomma, tariffe sotto costo significano meno servizi, riduzione dell’offerta, liste d’attesa più lunghe e milioni di pazienti destinati a riversarsi su un sistema pubblico già in affanno. Per questo la proposta della UAP è quella di costruire una base tariffaria condivisa tra Ministero, Regioni, sanità pubblica e privata accreditata, aggiornata secondo parametri oggettivi e sottoposta a revisioni periodiche dei costi. Alla conferenza hanno partecipato decine di rappresentanti delle principali associazioni della sanità e delle professioni mediche, a testimonianza di un fronte trasversale.

Tra gli altri erano presenti il professor Valter Rufini di Feder-Anisap, il presidente di Confesercenti Salute Alessandro Totaro, il presidente di Federcardio Leonardo Di Maggio, il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma e del Lazio Antonio Magi, il presidente di Aiop Lazio e vicepresidente nazionale Mauro Picozzi.

Tutti hanno richiamato lo stesso nodo: un nomenclatore che rischia di accentuare le disuguaglianze tra Regioni, con territori che dispongono di risorse sufficienti e altri incapaci di sostenere autonomamente i costi dell’assistenza. La denuncia più forte è arrivata proprio da Magi: “Ci stiamo giocando il Servizio sanitario nazionale”. Una giornata per lanciare un ultimo appello. “Non chiediamo di sostituire il pubblico con il privato”, ha concluso Giorlandino. “Chiediamo un Servizio sanitario nazionale più forte, capace di utilizzare in modo intelligente tutte le risorse che già possiede”.


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