L’opposizione sfida Giorgia Meloni sulle preferenze. FdI riflette, ira degli alleati
Le opposizioni hanno fiutato la difficoltà e provano a trasformare il voto sulle preferenze in un referendum sulla coerenza di Fratelli d'Italia. È su questo terreno che il voto del Senato può trasformarsi da battaglia parlamentare in un nuovo banco di prova per gli equilibri del centrodestra
Mattinata incandescente al Senato con la partita sulla nuova legge elettorale si sposta sulle preferenze e rischia di trasformarsi in un problema per Giorgia Meloni e per tutto il centrodestra. Il punto è il voto delle proposte dell’opposizione che puntano a reintrodurre le preferenze ‘tradizionali’. Una battaglia sulla quale dai banchi della minoranza si prova a mettere all’angolo Giorgia Meloni, facendo leva proprio sulle posizioni sostenute in passato da Fratelli d’Italia. Ma la novità politica è un’altra: nel partito di via della Scrofa sarebbe in corso una riflessione sull’eventualità di sostenere la proposta, eliminando quindi il meccanismo dei capilista bloccati previsto dal testo. Una scelta che, se maturasse, rischierebbe di aprire una frattura con Lega e Forza Italia, decisamente contrarie a modificare l’impianto raggiunto dalla maggioranza.
Renzi sfida Meloni: “Sostenga le preferenze o ci porti al voto”
A cercare di infilarsi nelle contraddizioni del centrodestra è Matteo Renzi. Intervenendo nell’Aula del Senato, il leader di Italia Viva ha ricordato come la battaglia per le preferenze sia stata per anni uno dei cavalli di battaglia della presidente del Consiglio. Renzi punta così direttamente su Meloni: votare l’emendamento oppure, sostiene l’ex premier, smentire una posizione politica difesa a lungo. Anche il Pd insiste sullo stesso punto. La senatrice Ylenia Zambito definisce quelle previste dalla riforma “preferenze farlocche”, sostenendo che oltre l’80 per cento dei parlamentari finirebbe per essere rappresentato da capilista bloccati. Da qui la richiesta a Meloni di sostenere l’emendamento e consentire agli elettori di incidere realmente sulla scelta degli eletti. La pressione su Fratelli d’Italia è arrivata anche da Roberto Vannacci. Il leader di Futuro nazionale, chiama direttamente in causa il partito della premier ricordando che alla Camera FdI aveva votato un emendamento analogo presentato dalla sua formazione.
Il vero problema per FdI sono Lega e Forza Italia
Ovviamente, l’eventuale apertura di Fratelli d’Italia alle preferenze avrebbe conseguenze immediate sugli equilibri della coalizione. Lega e Forza Italia non intendono rinunciare ai capilista bloccati. Anche perché il meccanismo consentirebbe ai partiti di mantenere un peso determinante nella selezione della maggior parte dei propri parlamentari. Le opposizioni hanno fiutato la difficoltà e provano a trasformare il voto sulle preferenze in un referendum sulla coerenza di Fratelli d’Italia. È su questo terreno che il voto del Senato può trasformarsi da battaglia parlamentare in un nuovo banco di prova per gli equilibri del centrodestra.
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