Legge elettorale, tornano le preferenze
Dopo una giornata quasi da cardiopalma al Senato, nella serata di ieri si è avuto il via libera all’emendamento della maggioranza che reintroduce le preferenze nella legge elettorale. Come previsto dall'intesa raggiunta nel centrodestra, non si tratta però di 'preferenze secche', perché si mantiene il meccanismo dei capilista bloccati
Dopo una giornata quasi da cardiopalma al Senato, nella serata di ieri si è avuto il via libera all’emendamento della maggioranza che reintroduce le preferenze nella legge elettorale. Come previsto dall’intesa raggiunta nel centrodestra, non si tratta però di ‘preferenze secche’, perché si mantiene il meccanismo dei capilista bloccati. Gli elettori potranno quindi scegliere solamente tra i candidati messi in lista dopo il primo. La proposta unitaria, sottoscritta da tutti i partiti del centrodestra, è stata approvata con 97 voti favorevoli e 67 contrari. Un risultato che consente alla maggioranza di ricompattarsi dopo ore di fibrillazioni, durante le quali il nodo delle preferenze aveva rischiato di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro tra gli alleati.
Le fibrillazioni in maggioranza
Il voto c’è stato infatti al termine di una giornata segnata da tensioni e trattative all’interno della coalizione. Dovute alle rischio che Fratelli d’Italia potesse sostenere la proposta dell’opposizione che prevedeva il superamento dei capilista bloccati e, quindi, un meccanismo improntato completamente sulle preferenze. Un ipotesi da alcuni vista come inizialmente concreta, ma poi interpetata come un bluff del partito di via della Scrofa. Una mossa utile a mandare un messaggio agli alleati: “niente scherzi sulle preferenze, perché siamo disposti a votare un testo che vi è ancora più indigesto pur di introdurle”. A rivendicare immediatamente il risultato è stata Giorgia Meloni, che sui social ha sottolineato il significato politico della modifica.
La reazione di Giorgia Meloni
“Le preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di FdI”, ha scritto la presidente del Consiglio. La premier ha poi respinto le critiche dell’opposizione, che contesta la soluzione dei capilista bloccati e chiede un sistema nel quale la scelta degli eletti sia affidata maggiormente agli elettori. “Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa”, ha aggiunto la premier. Per Meloni, dunque, il punto politico è netto: “La differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no”.
Il nodo dei capilista bloccati
Proprio i capilista bloccati rappresentano però uno dei punti più controversi della riforma. La soluzione scelta dalla maggioranza punta a trovare un equilibrio tra due esigenze: restituire agli elettori la possibilità di incidere direttamente sulla composizione del Parlamento e lasciare ai partiti uno spazio per garantire l’elezione di alcune figure considerate strategiche. Il voto sule preferenze segna così un passaggio importante nell’iter della nuova legge elettorale, ma soprattutto offre al centrodestra una tregua dopo una fase di forti tensioni interne. Almeno fino a quando il provvedimento non tornerà alla Camera per l’approvazione definitiva. Una volta ultimato l’esame al Senato, per mettere la parola alla fine al travagliato iter della riforma mancherà, infatti, un nuovo passaggio a Montecitorio. Dove a incombere sulla maggioranza sarà lo spretto del voto segreto.
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