L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Lega, resa dei conti? Salvini, Garavaglia e l’ombra di Giorgetti

Dalle 14 all'Allianz MiCo l'appuntamento del Carroccio

di Angelo Vitale -

Il leader della Lega Matteo Salvini con Massimo Garavaglia cinque anni fa


Sarà resa dei conti all’Allianz MiCo? Numeri, regole e faglie sotterranee del congresso straordinario della Lega.

Il congresso della Lega

Non un semplice passaggio burocratico, ma un banco di prova per misurare la tenuta interna del partito e riposizionare l’asse geopolitico del Carroccio. Il Congresso Federale Straordinario della Lega si apre oggi alle 14 negli spazi dell’Allianz MiCo di Milano e durerà fino a domani. Un appuntamento convocato per eleggere il nuovo segretario federale e tracciare la rotta politica del movimento.

La macchina congressuale: date, regole e la presidenza di Fontana

L’iter verso l’assise milanese è stato formalizzato il 12 ottobre in via Bellerio, dove il Consiglio federale ha licenziato il regolamento in 17 articoli elaborato dalla Commissione presieduta da Maurizio Bosatra con Roberto Calderoli.

er consentire la competizione secondo prassi statutaria, Matteo Salvini e i tre vicesegretari (Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani) hanno rassegnato le dimissioni formali. Poi, affidando la transizione tecnica al tesoriere Alberto Di Rubba in veste di commissario.

A dirigere i lavori dal palco del MiCo è stato chiamato il presidente della Camera Lorenzo Fontana.

Il meccanismo elettorale

Poggia su parametri stringenti. Saranno 706 i delegati provenienti da tutta Italia, suddivisi tra delegati eletti dai congressi regionali e membri di diritto. Sono parlamentari, consiglieri regionali e primi cittadini di comuni sopra i 100 mila abitanti.

La soglia per correre, il voto segreto

La presentazione ufficiale della candidatura richiedeva un minimo di 80 firme certificate tra i delegati. La scelta del vertice federale avverrà tramite scrutinio segreto. Un elemento che trasforma il segreto dell’urna nel principale fattore di imprevedibilità dell’intera assise.

Il duello: l’apparato salviniano contro la sortita di Garavaglia

La vigilia ha spazzato via lo scenario di un’acclamazione solitaria. A contendere la leadership a Matteo Salvini, alla guida del movimento da 13 anni, Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro del Turismo nel governo Draghi.

Una discesa in campo maturata senza preavviso allo stesso segretario uscente. Una sortita capace di centrare al fotofinish le 80 sottoscrizioni necessarie.

Garavaglia ha incassato l’appoggio di oltre cinquanta delegati lombardi. Tra loro il governatore Attilio Fontana, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e gli assessori regionali Massimo Sertori e Claudia Terzi. Oltre a sottoscrizioni da Veneto, Trentino e Piemonte, inclusa Gianna Gancia, parlamentare ed esponente piemontese.

Tra le firme depositate figura, con mossa diplomatica tesa a ridimensionare l’asprezza dello scontro, anche quella dello stesso Salvini.

La piattaforma politica di Garavaglia punta a una riforma statutaria radicale

Il senatore intende ristrutturare la Lega in una federazione a tre macro-aree distinte (Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud). E vuole restituire baricentro e autonomia decisionale ai territori settentrionali.

Dal canto suo, Salvini ostenta sicurezza e respinge la tesi di una spaccatura. Così definisce il congresso non «una sfida, ma un confronto» convocato appositamente per dare spazio alle idee.

I numeri dell’apparato pendono ampiamente dalla sua parte. Dalla sua parte l’appoggio dichiarato dei ministri Giuseppe Valditara, Alessandra Locatelli e Roberto Calderoli, circa due terzi dei delegati della Lombardia, oltre 100 segretari provinciali su 114 e la quasi totalità dei segretari regionali.

Nel suo programma, il segretario uscente propone un restyling del simbolo e la nascita di una segreteria politica allargata per condividere oneri e decisioni.

Le mozioni in campo: la «questione settentrionale» e la spinta identitaria

Sui tavoli del MiCo si incrociano visioni programmatiche destinate a pesare oltre l’esito della segreteria.

La mozione «nordista»

Promossa dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari e intitolata «La Questione settentrionale motore del cambiamento del Paese», chiede una accelerazione senza compromessi. Punta sull’autonomia differenziata e sul federalismo fiscale e l’istituzione del Senato delle Regioni. Oltre che sulla nascita di Zone Economiche Speciali nelle aree produttive e confinarie del Nord e sull’abolizione del limite di mandati per gli amministratori locali.

Vi hanno aderito i governatori Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti.

Il segnale politico non trascurabile

Zaia, Fedriga e Fugatti hanno scelto di non firmare per nessuno dei due candidati alla segreteria, marcando una distanza cauta e strategica dalla contesa nominale.

La mozione sicurezza e valori

Presentata a Strasburgo dalle eurodeputate Anna Maria Cisint, Susanna Ceccardi e Silvia Sardone, è focalizzata sul rigore migratorio, sulla cittadinanza meritata e sul contrasto all’islamismo radicale.

Il retroscena: l’ombra di Giorgetti

Se i numeri formali blindano la continuità di Salvini, la vera partita si gioca sotto traccia. In una intervista a Repubblica Armando Siri, coordinatore dei dipartimenti leghisti, definisce il congresso l’occasione necessaria per portare alla luce un dissenso a lungo rimasto sottotraccia.

Siri ripercorre le scelte delicate che in passato hanno inciso sul consenso e sulla coerenza, a partire dall’ingresso nel governo Draghi. E ricorda che un leader rischia in prima persona ma deve confrontarsi con le diverse anime del partito.

Sullo sfondo aleggia la figura del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Assente dall’elenco degli endorsement pubblici a Salvini, ma al contempo non firmatario per Garavaglia.

Un possibile ruolo di Giorgetti come regista o sponsor della candidatura alternativa non è stato escluso, nemmeno Siri lo fa. Ciò, a conferma di una dialettica mai sopita tra l’ala governativo-istituzionale e la linea federale.

Nel segreto della cabina elettorale, i 706 delegati certificheranno se la spinta di Garavaglia rimarrà una testimonianza identitaria. Oppure se il dissenso interno troverà una consistenza numerica tale da condizionare i futuri equilibri di via Bellerio.

Leggi tutte le news di Politica


Torna alle notizie in home