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Milano, chat choc prima dei cortei: “Aggrediamo gli sbirri e prendiamogli le armi”. Scatta l’allarme

Oltre 150 perquisizioni tra Milano, Monza e altre città italiane. Commercianti in allerta e vetrine blindate

di Ernesto Ferrante -


Milano si è risvegliata sotto massima allerta nel giorno delle manifestazioni annunciate in diverse città italiane. A far scattare l’intervento della Polizia di Stato sono i contenuti di una chat Whatsapp recuperata dal cellulare di un giovane indagato per i violenti disordini avvenuti nel fine settimana precedente. Tra i messaggi acquisiti dagli investigatori compare una frase che fotografa il clima emerso all’interno del gruppo: “Bro calmati siamo tutto insieme contro gli sbirri”. Ma è soprattutto il contenuto complessivo della conversazione a destare preoccupazione.

Secondo quanto riportato negli atti, nella chat circolavano “messaggi dal contenuto istigatorio, con espliciti propositi di aggressione e rapina ai danni di appartenenti alle forze dell’ordine, finalizzati alla sottrazione delle armi in dotazione, al danneggiamento di autovetture di servizio e all’incendio di edifici pubblici”. Elementi che hanno spinto gli investigatori ad avviare una vasta operazione di perquisizioni sulla base dell’articolo 41 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, norma che consente la ricerca di armi e materiale potenzialmente pericoloso.

Il video della pistola e la scritta “Preparazione”

Nella stessa conversazione sarebbe stato individuato anche un video ritenuto particolarmente significativo dagli inquirenti. Il filmato mostrerebbe una pistola dalla quale viene estratto il caricatore e successivamente rimosse le cartucce. Ad accompagnare le immagini, secondo il verbale di perquisizione, una sola parola: “Preparazione”.

Un elemento che, inserito nel contesto generale delle conversazioni, ha contribuito ad accrescere il livello di attenzione delle autorità. Gli investigatori ritengono infatti che parte dei messaggi fosse collegata anche all’organizzazione delle manifestazioni previste per oggi, con la possibilità di un’elevata partecipazione. Per questo motivo, negli atti si parla di un rischio ritenuto “concreto” di “gravi disordini” e di possibili episodi di violenza collettiva.

Oltre 150 perquisizioni tra Milano e altre 20 città

Fin dalle prime ore della mattina sono scattate oltre 150 perquisizioni tra Milano, Monza e numerose altre città italiane, soprattutto in Lombardia. Nel mirino degli accertamenti ci sono studenti universitari, liceali, giovani e giovanissimi ritenuti in qualche modo collegati agli ambienti monitorati dopo la guerriglia urbana del fine settimana scorso. L’obiettivo delle forze dell’ordine è verificare l’eventuale disponibilità di armi, oggetti atti a offendere e materiale che potrebbe essere utilizzato durante eventuali azioni violente.

Negozi blindati e paura per le attività commerciali

L’allarme sicurezza non riguarda soltanto l’ordine pubblico. A pagare il prezzo dell’incertezza sono anche commercianti ed esercenti, costretti a prendere misure preventive per proteggere le proprie attività. Il caso più evidente arriva da Bari, dove diversi negozi di grandi marchi lungo via Sparano, principale arteria dello shopping cittadino, hanno deciso di coprire le vetrine con pannelli di legno. Alcuni esercizi hanno persino rimosso parte della merce dagli espositori per limitare eventuali danni.

Una scelta che racconta il timore diffuso tra chi lavora nelle aree interessate dai cortei. Il rischio di devastazioni, danneggiamenti o saccheggi comporta non solo costi per la riparazione delle strutture, ma anche perdite economiche legate alla riduzione degli accessi, alla chiusura anticipata e alla sospensione delle attività. Altri commercianti hanno scelto di mantenere aperti i negozi, confidando nell’efficacia del dispositivo di sicurezza predisposto dalle autorità. Ma il clima resta di forte apprensione.

Piazze blindate in tutta Italia

La tensione si estende da Milano a Roma, passando per Napoli, Bari e Palermo. Prefetture e Questure hanno predisposto un imponente apparato di sicurezza, mentre i luoghi di concentramento dei manifestanti sono stati in molti casi tenuti riservati fino all’ultimo momento. A Bari, alcuni gruppi social avevano inizialmente indicato piazza Umberto e piazza del Ferrarese come possibili punti di ritrovo. Successivamente le indicazioni sono state rimosse, seguendo una strategia adottata anche in altre città.

Stando all’ipotesi investigativa, in un gruppo poi chiuso denominato “Rivolta Bari 23 ottobre” sarebbero stati persino programmati assalti nelle principali vie commerciali del centro, tra cui via Sparano, via Melo, via Argiro e corso Vittorio Emanuele. Uno scenario che ha trasformato la vigilia delle manifestazioni in una corsa contro il tempo per prevenire scontri, proteggere cittadini e attività economiche.

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