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Cronaca

Agguato al boss Pepe in Calabria, uccisa la moglie

"Tripolino" era tornato in libertà sette anni fa dopo 26 anni di carcere

di Daniel Walker -

(Fonte: elaborazione grafica con l'Ai)


Notte di sangue nella Sibaritide: agguato a Cassano all’Ionio, uccisa la moglie del boss Damiano Pepe. Un violentissimo agguato di chiaro stampo mafioso ha scosso la Calabria nelle prime ore della notte. Teatro del raid sanguinario, contrada Lattughelle, territorio rurale del comune di Cassano all’Ionio, nel Cosentino.

L’agguato in Calabria

Nel mirino del commando armato il 64enne Damiano Pepe, noto negli ambienti criminali della zona con il soprannome di “Tripolino”. L’uomo è rimasto gravemente ferito, mentre la moglie di 60 anni è stata freddata sul colpo dai proiettili sparati dai killer.

La dinamica dell’attacco nei pressi dell’abitazione

L’azione criminale si è consumata nell’oscurità della notte nei pressi della residenza di famiglia. Uno o più killer hanno sorpreso la coppia aprendo il fuoco a bruciapelo con un’improvvisa raffica di colpi.

Per la donna non c’è stato nulla da fare: i proiettili l’hanno raggiunta a morte prima dell’arrivo dei soccorsi. Damiano Pepe, rimasto ferito in modo critico, è stato soccorso dal personale del 118 e trasportato d’urgenza in ospedale.

Tutta l’area di contrada Lattughelle è stata tempestivamente recintata dai carabinieri e dalle squadre dei rilievi scientifici per effettuare i campionamenti balistici e dare il via alle indagini.

Il profilo della vittima designata e il contesto criminale

L’agguato si inserisce in un quadro di profondo spessore criminale legato alle complesse dinamiche della ‘ndrangheta della Sibaritide. Noto agli archivi giudiziari, “Tripolino” era tornato in libertà nel 2019 dopo aver scontato 26 anni di reclusione per associazione mafiosa e omicidio.

La storia familiare della vittima designata registra già precedenti di sangue. Damiano Pepe è infatti il fratello di Eduardo Pepe, figura di spicco della criminalità locale ucciso nel 2002 durante la sanguinosa faida tra le ‘ndrine dell’Alto Jonio cosentino e il clan Forastefano.

Le indagini sono coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotte dai carabinieri. Puntano ora a verificare se l’esecuzione rientri nel riassetto degli equilibri di potere nella piana di Sibari o in una ritorsione legata al passato del 64enne.

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