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Esteri

Il valore etico della motosega di Milei/6

di Michele Gelardi -


La motosega di Milei non incide sulle dotazioni infrastrutturali del Paese, ma solamente sulla spesa pubblica che altera la libera dinamica del mercato. Quei tagli hanno l’effetto di ripristinare l’etica dei rapporti economici, sotto due profili: a) corretta attribuzione dei costi/benefici; b) trasparenza.

L’intervento pubblico in economia, con finalità di pianificazione, instaura necessariamente un rapporto trilaterale, mentre in sua assenza vige un rapporto binario. Il terzo soggetto che si affianca ai due contraenti privati, per “tutelare” pretesi interessi pubblici, in realtà perverte la logica del sinallagma contrattuale perché esternalizza gli effetti del rapporto.

Quando i due contraenti non subiscono l’ingerenza del terzo, trovano un accordo che soddisfa le esigenze di entrambi con ripartizione dei costi/benefici volontariamente accettata. Eventuali costi di promozione, intermediazione, consulenza e similari, gravano sul soggetto che se ne giova o su entrambi, senza alcuna alterazione del rapporto bilaterale. La remunerazione di quelle prestazioni rimane assorbita nel prezzo concordato.

Questa logica elementare dispiace tuttavia ai socialisti, che si dolgono dei rapporti liberi dei contraenti, sotto due profili: o perché si discostano dal loro modello aprioristico di “Giustizia sociale”; o perché potrebbero nuocere all’Ambiente, alla Sanità o altro Bene comune. Si dolgono in altre parole degli effetti esterni (presunti) del rapporto interno.

E per evitare siffatta esternalizzazione non gradita, ne introducono una estrema e radicale: l’esternalizzazione dei costi di intermediazione dell’apparato pubblico. Le supposte e discutibili esigenze di indirizzo, per compiacere la Giustizia sociale, e prevenzione, per compiacere il Bene pubblico, impongono, a loro giudizio, l’ingerenza di un terzo soggetto, molto discreto e riservato, generoso al punto che non fa gravare i suoi costi sui due contraenti, ma sull’indistinta moltitudine dei contribuenti.

S’intende che la “consulenza-assistenza” del terzo, prestata in funzione promozionale-direzionale, richiede il lavoro e l’ingegno di qualcuno, dunque è costosa. Deve essere remunerato l’apparato che eroga la prestazione, ma i due contraenti non se ne avvedono, perché subiscono l’intermediazione non richiesta gradendone tuttavia il titolo gratuito (apparente). I costi occulti d’apparato assorbono e non di rado soverchiano il valore dell’erogazione apparentemente gratuita, ma nessuno è in grado di saperlo con certezza, perché la contabilità di Stato li immette in un unico calderone, indistinto e onnicomprensivo.

Gli italiani, per esempio, hanno potuto comprare l’indispensabile monopattino, avvalendosi, con sommo gaudio, di un bonus di 100, ma è presumibile che il costo di erogazione sia stato 120 e dunque l’impoverimento sociale ha finanziato l’arricchimento individuale. 

Ma non è in gioco solo una questione economica. Risulta offeso il principio basilare di trasparenza, giacché il costo occulto si veste di apparente gratuità. Si può paragonare la percezione ingannevole di gratuità al canto della sirena che ammalia i compagni di Ulisse, in veste di moderni elettori propensi a ringraziare nell’urna i dispensatori di cotanta gratuità. Ovviamente non c’è da meravigliarsi che nell’area dell’inganno istituzionale possano proliferare gli accordi illeciti dei beneficiari, poiché anche il funzionario erogatore del bonus tiene famiglia e pretende perciò la sua parte di vantaggio “gratuito”.

Ma prescindendo dalla patologia dell’illecito, è necessario sottolineare che l’ingerenza dell’autorità politica nei rapporti economici dei privati li distorce in ogni caso, perché esternalizza i costi e li occulta. A ben vedere, la distorsione sussiste anche nel caso in cui l’ente pubblico opera direttamente nel mercato (al di fuori dei settori strategici e infrastrutturali), perché redistribuisce i costi sull’ignara comunità dei contribuenti e può fissare un prezzo forzosamente basso (gratuità parziale apparente). Si capisce perciò che la motosega di Milei, nella misura in cui non colpisce le opere e le infrastrutture pubbliche, ha l’effetto di ripristinare l’intrinseca eticità dei liberi rapporti di mercato.

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