In un quarto di secolo, il tasso complessivo di sostenibilità negli spostamenti quotidiani non ha compiuto alcun reale passo in avanti
Italia bloccata sulle quattro ruote: l’auto domina ancora e la sostenibilità resta al palo da 25 anni. Gli italiani sono tornati a muoversi con la frequenza dell’era pre-pandemica, ma la transizione verso la mobilità pulita rimane un’illusione statistica.
Il report Isfort
È la fotografia impietosa scattata dalle anticipazioni dell’Osservatorio Audimob di Isfort, presentate a Roma in apertura dell’ECO Festival della Mobilità Sostenibile. L’Indice di Mobilità Sostenibile registra per il 2025 un misero 34%: una quota identica a quella rilevata nel 2000.
In un quarto di secolo, il tasso complessivo di sostenibilità negli spostamenti quotidiani non ha compiuto alcun reale passo in avanti.
Il monopolio del motore a scoppio e i divari territoriali
Il report evidenzia come l’automobile continui a farla da padrona, assorbendo oltre il 60% degli spostamenti giornalieri della popolazione. Il trasporto pubblico, al contrario, resta schiacciato sotto la soglia del 10%, dimostrando un’evidente incapacità nel recuperare i volumi pre-Covid. L’andamento della transizione viaggia però a due velocità:
Grandi metropoli
Nei Comuni con più di 250 mila abitanti, il mezzo pubblico riesce a intercettare il 18,4% della domanda.
Piccoli centri e Sud
Nei Comuni sotto i 50 mila abitanti il trasporto collettivo precipita al 4-5%, mentre la dipendenza dall’automobile sfiora il 75% (65% su scala meridionale).
Particolarmente emblematico è il dato della prossimità: il 27,3% dei tragitti brevi — inferiori ai 2 chilometri — viene effettuato in auto.
La propensione al cambio snobbata dalle politiche pubbliche
A fare da controcanto alla rigidità dei comportamenti reali è la disponibilità dei cittadini a cambiare registro. Secondo l’indicatore di Propensione al Cambio Modale, quasi un italiano su quattro (23,8%) dichiara la volontà di ridurre l’uso dell’autovettura. Ciò, mentre il 38,2% vorrebbe utilizzare di più la bicicletta e il 36,3%. E quindi desidera un maggiore ricorso al trasporto pubblico.
Un potenziale di domanda “green” trainato soprattutto dalle fasce giovanili e dalle donne, che tuttavia incontra la carenza strutturale di infrastrutture e la frammentazione degli investimenti locali.