Social, la vittoria politica di Meloni arriva da Bruxelles: l’Europa chiude ai social per i più piccoli
Stretta sui social per i minori di 13 anni. Vittoria politica per Giorgia meoni in ambito di sicurezza digitale.
La stretta annunciata da Ursula von der Leyen sui minori porta sul tavolo europeo una battaglia già entrata nell’agenda politica italiana. Under 13 fuori dai social e maggiore protezione per gli adolescenti: la linea del centrodestra trova ora una sponda a Bruxelles. Carfagna: ‘Ora approviamo una buona legge’. Gelmini: ‘Serve un approccio coordinato’. E anche il Pd di Ricci dice sì alla tutela dei minori.
È una vittoria politica per Giorgia Meloni e per il centrodestra sul terreno della sicurezza digitale. L’Europa, con Ursula von der Leyen, porta infatti al centro della propria agenda una stretta sui social per proteggere bambini e adolescenti. L’Eu Kids Act annunciato dalla presidente della Commissione indica il divieto di accesso per gli under 13 e un sistema di protezione differenziato per i ragazzi più grandi. Una linea che intercetta un confronto già aperto in Italia e che consente alla maggioranza di rivendicare la necessità di regole più severe per difendere i minori dai rischi del mondo digitale.
Il punto politico è proprio questo: mentre per anni la regolamentazione dei social è sembrata inseguire l’innovazione tecnologica, ora Bruxelles sceglie di mettere la tutela dei più giovani davanti alla libertà assoluta delle piattaforme. E lo fa con un’iniziativa europea, superando il limite delle singole legislazioni nazionali.
L’annuncio di von der Leyen arriva infatti mentre in Italia sono già diverse le proposte di legge depositate sul tema. Il centrodestra può quindi leggere il passaggio europeo come una conferma della direzione presa nel dibattito nazionale, ossia, fissare un’età minima, responsabilizzare le piattaforme e costruire un sistema di protezione più robusto per gli adolescenti.
Mara Carfagna, segretario di Noi Moderati, parla di ‘un segnale forte, chiaro e necessario’ e richiama la proposta presentata dal suo partito, divieto di accesso soltanto per gli under 13, regime regolamentato e protetto per i ragazzi più grandi e interventi sull’architettura algoritmica dei social. L’obiettivo è impedire che bambini e adolescenti siano esposti a contenuti che incitano al suicidio o alla violenza, ai fake e a rappresentazioni sessiste.
La partita, dunque, non riguarda soltanto il limite anagrafico. Riguarda il funzionamento stesso delle piattaforme. Se un social costruisce il proprio modello sulla capacità di trattenere l’utente davanti allo schermo, la politica europea chiede ora che, quando l’utente è un minore, entrino in gioco responsabilità ulteriori.
Mariastella Gelmini sottolinea invece la necessità di una risposta coordinata a livello europeo. Una scelta che, secondo la senatrice di Noi Moderati, permetterebbe di evitare disparità tra gli Stati e di ridurre il rischio che i divieti possano essere aggirati. Accanto alle norme, Gelmini richiama i Patti digitali e il coinvolgimento di scuola, famiglie e associazioni: la sicurezza, insomma, passa anche dall’educazione.
Il fronte favorevole alla stretta non si ferma alla maggioranza. Matteo Ricci, europarlamentare del Pd, promuove il passaggio del discorso di von der Leyen dedicato alla tutela dei minori e ai social: «Sono molto d’accordo su questo aspetto». Una convergenza circoscritta a questo dossier, perché il giudizio complessivo di Ricci sul discorso della presidente della Commissione è critico su altri temi, dalla pace alla politica economica e alla riforma dei trattati.
Ma è proprio questa trasversalità a rendere politicamente significativo il dossier. Sui social si sta formando un consenso più ampio rispetto ad altri capitoli dell’agenda europea. E il governo può sfruttare questo spazio per spingere sulla necessità di arrivare rapidamente a una disciplina italiana coerente con il nuovo orientamento europeo.
La vera sfida, adesso, sarà trasformare il principio in una norma che funzioni. Come verificare l’età senza comprimere la privacy? Come impedire l’accesso attraverso account falsi? Quali responsabilità attribuire alle piattaforme? E quali sanzioni applicare?
Sono interrogativi tutt’altro che secondari. Perché stabilire che sotto i 13 anni non si può accedere ai social è relativamente semplice. Rendere effettivo quel divieto in un ambiente digitale globale è la parte più difficile.
Il passaggio europeo, però, cambia la cornice politica. La tutela dei minori non è più soltanto una battaglia nazionale, ma diventa una priorità dell’Unione. E per il centrodestra italiano è un terreno sul quale rivendicare una linea politica precisa. La sicurezza dei bambini viene prima degli interessi delle piattaforme.
La stretta europea sui social diventa così anche un banco di prova per la capacità dell’Italia di incidere sul dibattito continentale. Roma ha davanti una scelta concreta: utilizzare l’apertura di Bruxelles per accelerare il confronto parlamentare e arrivare a una legge nazionale capace di tradurre in regole effettive la nuova sensibilità europea.
La politica, questa volta, non rincorre la tecnologia. Prova a metterle un limite. E quel limite, almeno per i più piccoli, ha già un numero, 13 anni.
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