Il partito trasversale della pace, in un’Europa prigioniera della guerra e dell’assenza della politica
Gli equilibri sottili della diplomazia mondiale vengono continuamente messi in discussioni da guerre. Le varie coalizioni politiche, non riescono a trovare un equilibrio.
Il dibattito politico che attraversa l’Italia e l’Europa in questo autunno del 2026 restituisce la fotografia di una profonda mutazione degli equilibri tradizionali, in cui le vecchie categorie di destra e sinistra appaiono sempre più sfumate di fronte al grande tema della guerra in Ucraina.
Da un lato, le cronache politiche registrano l’offensiva di Giuseppe Conte che, inasprendo i toni contro l’invio di armi e i vertici occidentali, punta a intercettare il profondo disagio sociale ed economico dell’opinione pubblica. Sulla stessa lunghezza d’onda si muove Matteo Salvini, il quale, stretto tra la spinta interna di figure come il generale Vannacci e l’esigenza di ritagliarsi uno spazio politico, ha riaperto il fronte della collaborazione economica con la Russia, raccogliendo i consensi diplomatici di Mosca.
Peccato che il leader più in discesa nella coalizione di governo, sia l’unico a tentare la mossa giusta. Però peccato ancora più grave, che leader più accreditati un giochino la carta vincente.
Questo asse trasversale che unisce, nei fatti, pezzi dei Cinque Stelle, della Lega e persino frange di una sinistra irriducibilmente pacifista, come argomentato anche da Massimo Cacciari nelle sue recenti riflessioni sull’urgente necessità di una trattativa , palesa l’esistenza di un vero e proprio partito di massa sommerso. Non si tratta di una forza collocata nei confini tradizionali dello schieramento conservatore o progressista, né di un’offerta politica degnamente rappresentata al centro da posizioni moderate o centriste come quelle di Carlo Calenda.
Siamo invece davanti ad un blocco sociale e culturale maggioritario, radicato nel buon senso e nella tradizione più genuinamente cristiana, che si rende conto di quanto la guerra in Ucraina sia un fattore di follia per l’Europa.
Tutti i significati del conflitto
È una prospettiva che vede il conflitto non solo come una tragedia umanitaria, ma come una mossa scellerata che risponde agli interessi di pochi Stati dediti al riarmo e ciecamente bramosi di rilanciare le proprie economie industriali in crisi di fronte alla concorrenza asiatica e globale, dimenticando che l’Europa non può certo salvarsi puntando sull’energia a caro prezzo o su un taglio netto e ideologico delle forniture energetiche e del gas.
Il confronto esasperato con la Russia, potenza nucleare con cui si è cercato per decenni un dialogo basato sulla distensione anche nei momenti di maggiore contrapposizione ideologica, sta logorando l’Occidente, distruggendone ogni prospettiva di grandezza e riducendone il ruolo a quello di spettatore pagante.
Mentre Washington e Trump decidono le sorti del tavolo negoziale e stati terzi come la Turchia o il Vaticano si propongono come mediatori, con l’eventualità che persino la Svizzera prima o poi lo farà, l’Europa ufficiale continua a latitare, incancrenita sugli egoismi dei paesi fautori del riarmo e priva di una leadership all’altezza dei tempi, incapace di trovare una sintesi politica per il dialogo.
Il risultato è un quadro vergognoso e scioccante, in cui la politica estera continentale abdica al proprio ruolo, mentre nel Paese cresce un sentimento popolare trasversale che chiede stabilità per i costi energetici delle famiglie, buon senso e, soprattutto, il ritorno immediato alla diplomazia.
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