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Politica

Il partito trasversale della pace, in un’Europa prigioniera della guerra e dell’assenza della politica

Gli equilibri sottili della diplomazia mondiale vengono continuamente messi in discussioni da guerre. Le varie coalizioni politiche, non riescono a trovare un equilibrio.

di Alessandro Scipioni -


Il dibattito politico che attraversa l’Italia e l’Europa in questo autunno del 2026 restituisce la fotografia di una profonda mutazione degli equilibri tradizionali, in cui le vecchie categorie di destra e sinistra appaiono sempre più sfumate di fronte al grande tema della guerra in Ucraina.

Da un lato, le cronache politiche registrano l’offensiva di Giuseppe Conte che, inasprendo i toni contro l’invio di armi e i vertici occidentali, punta a intercettare il profondo disagio sociale ed economico dell’opinione pubblica. Sulla stessa lunghezza d’onda si muove Matteo Salvini, il quale, stretto tra la spinta interna di figure come il generale Vannacci e l’esigenza di ritagliarsi uno spazio politico, ha riaperto il fronte della collaborazione economica con la Russia, raccogliendo i consensi diplomatici di Mosca.

Peccato che il leader più in discesa nella coalizione di governo, sia l’unico a tentare la mossa giusta. Però peccato ancora più grave, che leader più accreditati un giochino la carta vincente.

​Questo asse trasversale che unisce, nei fatti, pezzi dei Cinque Stelle, della Lega e persino frange di una sinistra irriducibilmente pacifista, come argomentato anche da Massimo Cacciari nelle sue recenti riflessioni sull’urgente necessità di una trattativa , palesa l’esistenza di un vero e proprio partito di massa sommerso. Non si tratta di una forza collocata nei confini tradizionali dello schieramento conservatore o progressista, né di un’offerta politica degnamente rappresentata al centro da posizioni moderate o centriste come quelle di Carlo Calenda.

Siamo invece davanti ad un blocco sociale e culturale maggioritario, radicato nel buon senso e nella tradizione più genuinamente cristiana, che si rende conto di quanto la guerra in Ucraina sia un fattore di follia per l’Europa.

Tutti i significati del conflitto

​È una prospettiva che vede il conflitto non solo come una tragedia umanitaria, ma come una mossa scellerata che risponde agli interessi di pochi Stati dediti al riarmo e ciecamente bramosi di rilanciare le proprie economie industriali in crisi di fronte alla concorrenza asiatica e globale, dimenticando che l’Europa non può certo salvarsi puntando sull’energia a caro prezzo o su un taglio netto e ideologico delle forniture energetiche e del gas.

Il confronto esasperato con la Russia, potenza nucleare con cui si è cercato per decenni un dialogo basato sulla distensione anche nei momenti di maggiore contrapposizione ideologica, sta logorando l’Occidente, distruggendone ogni prospettiva di grandezza e riducendone il ruolo a quello di spettatore pagante.

​Mentre Washington e Trump decidono le sorti del tavolo negoziale e stati terzi come la Turchia o il Vaticano si propongono come mediatori, con l’eventualità che persino la Svizzera prima o poi lo farà, l’Europa ufficiale continua a latitare, incancrenita sugli egoismi dei paesi fautori del riarmo e priva di una leadership all’altezza dei tempi, incapace di trovare una sintesi politica per il dialogo.

Il risultato è un quadro vergognoso e scioccante, in cui la politica estera continentale abdica al proprio ruolo, mentre nel Paese cresce un sentimento popolare trasversale che chiede stabilità per i costi energetici delle famiglie, buon senso e, soprattutto, il ritorno immediato alla diplomazia.

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