IN LIBRERIA – Quando la verità ha più di un volto
Ci sono passati che non finiscono, restano lì, sepolti sotto gli anni, pronti a tornare quando qualcosa riapre la ferita. È quello che accade a Martino Falconi, protagonista di Nessuno, il nuovo thriller di Gianni La Corte. Nel 1999, quando era ancora ragazzo, Martino assiste a una notte di violenza che cambia per sempre la vita del suo gruppo di amici: uno di loro scompare nei boschi di Tredenti. Rimane una scarpa sporca di sangue e una storia che, per venticinque anni, nessuno è riuscito davvero a chiudere. Nel frattempo Martino è diventato un giornalista investigativo e il suo lavoro gli è costato una vita sotto scorta. La famiglia mafiosa che lo ha minacciato viene però scarcerata e, proprio quando la giustizia sembra aver fallito, compare sulla rete un nuovo giustiziere.
Si fa chiamare “Nessuno” e non ha bisogno di mostrarsi: usa intelligenza artificiale e deepfake per costruire le proprie condanne, trasformando il web in un tribunale dove le sentenze arrivano prima delle prove. A indagare è Sunday Taiwo, commissario della questura di Torino, che deve tenere insieme un caso sempre più intricato e una vita privata segnata dalla malattia del figlio. Ma è Martino il vero centro della storia, perché ogni pista finisce per riportarlo a quella notte del 1999. E più l’indagine procede, più diventa difficile capire se il passato sia davvero quello che ha sempre creduto.
L’IA come leva narrativa, la verità che si può costruire
È qui che il volume trova la sua parte più riuscita. La Corte non usa l’intelligenza artificiale come semplice elemento di modernità, ma come leva narrativa per mettere in crisi una certezza: quella secondo cui ciò che vediamo corrisponde necessariamente a ciò che è accaduto. Un volto può essere costruito, una voce può essere imitata, un’immagine può diventare una prova pur non essendolo. E in questo spazio tra realtà e finzione si muove un antagonista che riesce a essere inquietante proprio perché potrebbe non avere mai bisogno di comparire davvero.
Il romanzo procede con ritmo, alternando l’indagine contemporanea ai frammenti di un passato che torna a galla. Il meccanismo del thriller è classico, ma la materia è molto attuale e permette all’autore di giocare su un tema che va oltre il semplice mistero: la possibilità di manipolare non soltanto le immagini, ma la percezione collettiva dei fatti. Il risultato è un thriller che tiene insieme vendetta, memoria e tecnologia senza perdere di vista il suo nucleo più umano. Perché la domanda alla fine non riguarda soltanto chi si nasconda dietro il nome Nessuno. Riguarda quanto possiamo ancora fidarci di ciò che ricordiamo, di ciò che vediamo e, soprattutto, di ciò che ci viene raccontato come vero.
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