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“Io sono Jane Doe”: proteste alla Cornell University e nuovi elementi sul caso

di Francesca Petrosillo -


Il caso di Jane Doe alla Cornell University continua a scuotere gli Stati Uniti. Oltre mille persone hanno manifestato nel campus di Ithaca per chiedere giustizia per l’ex studentessa che sostiene di essere stata drogata e violentata da diversi membri della confraternita Chi Phi nel 2024. Intanto, l’indagine penale è passata nelle mani della procuratrice generale dello Stato di New York Letitia James, nominata procuratrice speciale dalla governatrice Kathy Hochul.

Jane Doe e la Cornell University, gli ultimi aggiornamenti

La vicenda di Jane Doe è tornata al centro dell’attenzione nazionale dopo la causa civile presentata dalla giovane nel settembre 2026. Nelle ultime settimane il caso ha provocato una vera e propria ondata di proteste.

Lunedì 5 ottobre, oltre mille tra studenti, docenti e attivisti hanno partecipato a una manifestazione alla Cornell University, chiedendo maggiore trasparenza e provvedimenti più severi nei casi di violenza sessuale.

I manifestanti hanno chiesto anche una revisione indipendente della gestione del caso, una migliore formazione della polizia universitaria e sanzioni uniformi nei confronti degli studenti riconosciuti responsabili di violenze sessuali.

Alcuni hanno chiesto persino le dimissioni del presidente dell’università, Michael Kotlikoff, accusando l’amministrazione di non aver gestito adeguatamente la vicenda. Kotlikoff ha ammesso pubblicamente che l’ateneo deve «fare meglio» e ha annunciato una revisione esterna delle procedure seguite nel caso Jane Doe.

La protesta è arrivata pochi giorni dopo un’altra decisione importante. La governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul ha tolto il caso alla procura della contea di Tompkins e ha nominato Letitia James procuratrice speciale. Sarà quindi il suo ufficio a riesaminare l’indagine penale e a valutare gli eventuali passi successivi.

La decisione è stata presa dopo le polemiche sulla gestione delle prime indagini. In particolare, è emerso che la procura locale avrebbe ricevuto soltanto una sintesi di sei pagine delle dichiarazioni rese dalla giovane alla polizia universitaria e non le trascrizioni complete dei colloqui.

Cosa sarebbe successo nella notte del 19 ottobre 2024

La vicenda risale alla notte tra il 19 e il 20 ottobre 2024. Jane Doe aveva allora 20 anni ed era una studentessa della Cornell University di Ithaca, nello Stato di New York.

Secondo quanto ricostruito nella causa civile, durante la serata la giovane aveva frequentato alcuni locali insieme alle amiche della sua sorellanza. Dopo aver bevuto diversi alcolici, intorno alle 23 avrebbe raggiunto da sola la sede della confraternita Chi Phi.

Qui avrebbe incontrato un ragazzo che conosceva e per il quale, secondo i documenti dell’indagine interna dell’università, aveva avuto un interesse sentimentale.

La situazione, tuttavia, sarebbe successivamente degenerata.

Secondo la denuncia, due membri della confraternita l’avrebbero spinta ad assumere ketamina, marijuana e altro alcol. Jane Doe sostiene che il suo stato di alterazione sarebbe diventato progressivamente più grave, fino a renderla incapace di esprimere un consenso consapevole.

La giovane ha raccontato agli investigatori di aver inizialmente acconsentito a un rapporto con uno dei ragazzi. Ha però sostenuto che ciò che sarebbe accaduto successivamente non sarebbe stato consensuale.

Il messaggio nella chat della confraternita

Uno degli elementi finiti al centro del caso riguarda un messaggio inviato attraverso Snapchat.

Secondo la causa, intorno all’1.42 della notte un membro della Chi Phi avrebbe pubblicato nella chat della confraternita un messaggio dal contenuto sessualmente esplicito, che avrebbe di fatto invitato altri ragazzi a raggiungere la stanza in cui si trovava Jane Doe.

Diversi uomini sarebbero quindi arrivati successivamente.

La giovane sostiene di essere stata sottoposta a ripetute violenze mentre si trovava in condizioni di forte alterazione. Il suo racconto descrive momenti nei quali sarebbe entrata e uscita dallo stato di coscienza e avrebbe avuto soltanto ricordi frammentari di quanto stava accadendo.

Le presunte violenze, secondo la causa civile, sarebbero proseguite per diverse ore.

La denuncia alla polizia universitaria

Jane Doe non si è rivolta immediatamente alla polizia. Circa tre settimane dopo quella notte, nel novembre 2024, ha però raccontato quanto accaduto alla Cornell University Police Department.

La giovane è stata interrogata per due giorni.

Proprio queste dichiarazioni sono diventate uno degli aspetti più controversi dell’intera vicenda.

Dalle trascrizioni emerse successivamente risulterebbe infatti un racconto molto più articolato rispetto alla sintesi trasmessa alla procura locale. In alcuni passaggi Jane Doe avrebbe descritto chiaramente quanto accaduto come uno stupro.

I documenti visionati successivamente dai media americani mostrano inoltre che la polizia universitaria aveva inizialmente registrato la segnalazione indicando che una studentessa aveva riferito di essere stata violentata da diversi uomini nella sede della Chi Phi.

Perché inizialmente non sono state formulate accuse

Nonostante la denuncia, l’indagine penale non ha portato inizialmente a incriminazioni.

Il procuratore distrettuale della contea di Tompkins, Matthew Van Houten, aveva spiegato che il materiale ricevuto dal suo ufficio descriveva parte dell’assunzione di sostanze e dei rapporti sessuali come volontari e consensuali.

Successivamente, però, è emerso un dettaglio destinato ad alimentare ulteriormente le polemiche.

La procura non avrebbe ricevuto le trascrizioni complete delle interviste di Jane Doe. Avrebbe avuto a disposizione principalmente una sintesi di sei pagine preparata dalla polizia universitaria.

Documenti emersi nell’ottobre 2026 indicano inoltre che la procura sarebbe stata informata dell’esistenza di ulteriori materiali raccolti dalla polizia della Cornell, ma non li avrebbe esaminati prima della decisione di non procedere.

Van Houten ha successivamente sostenuto di non aver ricevuto un quadro completo della vicenda.

L’indagine interna della Cornell University

Parallelamente all’indagine penale, la Cornell University ha aperto un procedimento interno secondo le procedure previste dal Title IX, la normativa federale statunitense contro le discriminazioni sessuali nel sistema educativo.

L’indagine universitaria è stata molto più ampia. Secondo quanto emerso, sono stati effettuati circa 50 colloqui con 32 testimoni, oltre a una serie di udienze.

Al termine del procedimento alcuni studenti hanno ricevuto sanzioni disciplinari, comprese sospensioni ed espulsioni. Anche la confraternita Chi Phi è stata prima sospesa e successivamente allontanata dal campus.

Gli uomini coinvolti hanno negato di aver commesso reati. Alcuni hanno sostenuto che i rapporti fossero consensuali, mentre altri hanno contestato il proprio coinvolgimento nelle presunte violenze.

La causa civile presentata da Jane Doe

La svolta è arrivata nel settembre 2026.

Jane Doe ha presentato una causa civile contro sette ex membri della Chi Phi, la Cornell University, la confraternita, la sua stessa sorority Delta Delta Delta e altri soggetti.

Nella denuncia la giovane sostiene che l’università non abbia fatto abbastanza per proteggerla e che la risposta successiva alle sue accuse sia stata insufficiente.

La causa ha riportato alla luce l’intera vicenda e ha acceso i riflettori sulla differenza tra quanto emerso nell’indagine interna della Cornell e la decisione iniziale delle autorità di non formulare accuse penali.

Il caso è diventato rapidamente nazionale.

L’indagine penale riaperta

Di fronte alle nuove informazioni e alla crescente pressione pubblica, la procura della contea di Tompkins ha deciso di riaprire l’indagine penale.

Pochi giorni dopo è intervenuta direttamente la governatrice Kathy Hochul.

Hochul ha dichiarato di aver perso fiducia nella capacità della procura locale di gestire il caso in maniera imparziale e ha affidato l’inchiesta alla procuratrice generale Letitia James.

James avrà ora il compito di riesaminare le prove raccolte, ricostruire la gestione delle indagini iniziali e stabilire se esistano gli elementi necessari per procedere penalmente.

Le proteste e il caso #IamJaneDoe

Nel frattempo, la vicenda ha assunto dimensioni sempre maggiori sui social network, dove si è diffuso l’hashtag #IamJaneDoe.

La manifestazione del 5 ottobre ha rappresentato uno dei momenti più significativi della mobilitazione. Centinaia di studenti hanno attraversato il campus fino a raggiungere l’edificio principale dell’amministrazione.

Nelle ore precedenti alla protesta, alcune persone non identificate avevano anche danneggiato parti dell’edificio e lasciato scritte contro la gestione dei casi di violenza sessuale. Gli organizzatori della manifestazione pubblica hanno invece portato avanti una protesta ordinata.

Jane Doe e il suo avvocato hanno inoltre riferito di aver ricevuto minacce dopo la presentazione della causa civile. La vicenda ha quindi sollevato ulteriori preoccupazioni sulla sicurezza della giovane e sulla diffusione online di informazioni finalizzate a identificarla.

Il caso Jane Doe è ancora aperto

A quasi due anni dalla notte nella sede della Chi Phi, il caso Jane Doe alla Cornell University è quindi entrato in una nuova fase.

Al momento le accuse contenute nella causa civile restano contestazioni che dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti. Gli uomini coinvolti hanno negato di aver commesso reati e non sono state ancora formulate accuse penali.

L’attenzione è ora concentrata sull’indagine guidata da Letitia James. La procuratrice speciale dovrà stabilire se gli elementi raccolti nel 2024, insieme ai nuovi documenti emersi, siano sufficienti per procedere.

Parallelamente, la Cornell University dovrà affrontare una revisione indipendente della propria gestione della vicenda. E mentre l’inchiesta riparte, la mobilitazione degli studenti continua a tenere alta l’attenzione su un caso diventato ormai uno dei più discussi negli Stati Uniti.

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