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Economia

Accise immobili

Non c'è il decreto, le tasse sui carburanti si pagano a prezzo pieno e fanno traballare il price cap

di Giovanni Vasso -


Dovevano scattare, finalmente, ieri mattina. Ma le accise (im)mobili sono rimaste ai box. Fino alla mezzanotte di lunedì 5, ultimo giorno in cui sarebbero stati in vigore gli sconti sul diesel (6,1 cents al litro), si è atteso il decreto. Invano. Nessun provvedimento è stato pubblicato e, ieri mattina, gli italiani hanno scoperto che, in pieno price cap, il prezzo del diesel era aumentato. E che le accise, per tutta la giornata di ieri, son tornate a prezzo intero, pieno. Spostando, così, pure i limiti del tetto ai carburanti. Volati oltre i prezzi annunciati dalle compagnie e dal governo.

Accise immobili

Ieri mattina, tutti a compulsare i dati di Staffetta Quotidiana. Sì, era proprio vero: le accise si sarebbero pagate per intero. Il che ha portato ieri i prezzi di Eni a salire di sei centesimi al litro. L’adeguamento ha portato il costo ai consumatori a 2,25 euro. Da San Donato Milanese, già in mattinata, è arrivata la puntualizzazione: il prezzo bloccato proposto da Eni resta tale e se aumenti ci sono stati è perché non avrebbe, il price cap, coperto gli eventuali scostamenti in materia fiscale. Detta più chiara: se aumentano le tasse, non è certo colpa di Descalzi. Anche perché l’azienda energetica lo aveva già affermato: il price cap, come si leggeva nella nota che ha annunciato l’iniziativa, sarebbe stato “correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore e sarà applicato a partire dal 28 settembre, per una durata iniziale di 30 giorni, con possibilità di estensione fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti”. La correlazione è venuta meno, ahinoi, a causa del flop delle accise (im)mobili che non son scattate.

Il governo prende tempo

La polemica politica, naturalmente, ha tenuto banco. Tutta la giornata, dai banchi dell’opposizione, son piovute contumelie all’indirizzo del governo. Che, magari, sposteranno un po’ l’opinione ma che, al momento, non risolvono l’impasse. Dalle parti dell’esecutivo, per il momento, prendono tempo. Il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, ha promesso ai giornalisti in cui si è imbattuto ieri in Transatlantico che “ci stiamo ragionando, non c’è una decisione, vediamo, ci stiamo lavorando”. Insomma, non è detto che le accise restino a prezzo pieno. Ma, quello che serve al governo, è il tempo. Pure il ministro alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che avrebbe dovuto cofirmare il decreto, ha affermato che si dovrà aspettare. Si è trincerato dietro un “vedremo” a chi gli chiedeva, a margine del voto di fiducia alla Camera sulla legge elettorale, se e quando sarebbero tornati, ed eventualmente sotto quale forma (e dimensione…) gli sconti sulle accise. “Serve un decreto interministeriale mio e del Mef”. E ha poi chiosato: “Io non ho firmato niente, quindi” bisognerà aspettare. Bisognerà aspettare.

Dalla Ue non arrivano buone notizie

Anche perché, nel pomeriggio di ieri, il commissario Ue all’Energia, il danese Dan Jorgensen, ha mandato dal palco del ’Made in Italy Summit’ del Sole 24 Ore un messaggio nemmeno troppo velato: “Voglio essere molto chiaro nei confronti degli Stati membri: se pensiamo di dover dare dei sussidi sui combustibili fossili per alleviare questa pressione, facciamolo sempre in modalità temporanea e in modalità molto targetizzata”. Se non è una chiusura questa, ci manca davvero poco. E Giorgetti (insieme allo stesso Pichetto) non potrà non tenerne conto.

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Consumatori inferociti

Chi, invece, non aspetta sono i consumatori. Che sono andati su tutte le furie. L’Unc ha parlato di “promesse tradite”, Federconsumatori ha parlato di “figuraccia”. Il Codacons ha sottolineato che, con il ritorno delle accise a prezzo pieno, il costo dei carburanti alla pompa ha ripreso a salire. Solo ieri, il prezzo medio è salito (dati Mimit) di due millesimi attestandosi a 2,244 euro al litro per il gasolio. Adusbef ha conteggiato in poco più di tre euro i costi maggiori che dovranno sostenere gli italiani sul pieno di diesel. Un prezzo di per sé che a tutta prima non sembra esageratissimo. Ma che diventa un fiume di denaro che, stando ai consumatori, contribuirà a portare “entrate aggiuntive per 220 milioni di euro fino a fine anno” alle casse dello Stato.

Il gas che fa paura

Intanto il gas fa sempre più paura. Ieri Ursula von der Leyen ha annunciato la volontà di istituire una task force per “aggregare” la domanda energetica europea. Un modo, come un altro, per evitare che gli Stati membri si facciano la guerra. E, soprattutto, per tentare di abbassare il prezzo del gnl. Che ieri, al Ttf di Amsterdam, hanno centrato un rimbalzo che ha sfiorato il 3,8% portando il costo della materia prima energetica oltre i 76 euro al megawattora.


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