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Cr7 rischia la squalifica: “Ecco perché ho lasciato la Nazionale”

di Paolo Diacono -


Cristiano Ronaldo rischia fino a sei mesi di squalifica per aver abbandonato il ritiro della nazionale portoghese. Lui, però, è sicuro: tutta colpa del cittì Jorge Jesus, che pure ha voluto lui alla guida dei lusitani, perché si sarebbe “rimangiato la parola data”. In un comunicato, Cr7 tiene fede alla sua promessa e rivela la sua versione dei fatti. Che parte da una circostanza non proprio chiara: lui, Cristiano, avrebbe voluto lasciare la Nazionale dopo i Mondiali. Ma gli sarebbe stato chiesto di non farlo.

Cristiano Ronaldo e la querelle in Nazionale

“Ho deciso di raccontare, in prima persona e direttamente, gli eventi che hanno caratterizzato l’ultimo ritiro della Nazionale”, ha esordito nella nota il campione lusitano. “Dopo i Mondiali del 2026 ho preparato una lettera al popolo portoghese, che conservo ancora, con le parole che avrei voluto rivolgere loro quando avrei lasciato definitivamente la Nazionale. Al termine della competizione, già sul volo di ritorno dagli Stati Uniti, il presidente della Federazione ha insistito affinché riconsiderassi la mia decisione di andarmene, perché la FPF voleva che continuassi”. Da qui, si snoda il resto della vicenda.

L’incontro con Jorge Jesus

“Il giorno della presentazione dell’attuale commissario tecnico, ero sinceramente contento della scelta. È stata la decisione giusta, come confermano i risultati”, ha aggiunto Ronaldo. Che ha proseguito: “Qualche giorno dopo ho avuto un primo contatto con il nuovo allenatore della nazionale, in cui mi disse che gli sarebbe piaciuto incontrarmi di persona. Ho accettato e abbiamo fissato l’incontro per la fine delle mie vacanze. Ci siamo incontrati alla Cidade do Futebol, dove la mia squadra stava svolgendo il ritiro pre-campionato. Quel giorno l’allenatore mi ha detto che contava su di me e che la mia presenza era fondamentale per il suo progetto. Mi ha presentato, lì per lì, un piano per la mia partecipazione. Mi ha detto che avrei giocato la prima e l’ultima partita e che, per motivi di gestione fisica, avrebbe sempre effettuato tre o quattro cambi a partita”. Un piano che sembrava condiviso. O no?

La promessa tradita

“Mai – giura Cr7 – in nessun momento, ho interferito in nessuna decisione tecnica o tattica di nessun allenatore o dirigente della nazionale in quasi 25 anni di carriera”. E dunque: “Rispetto la decisione, ma quando ci si rimangia la parola data, sento che il mio posto non è lì”. Quindi chiede scusa ai compagni: “Devo anche delle scuse ai miei compagni di squadra della nazionale per aver lasciato il ritiro. Nonostante la violazione assoluta della fiducia nella parola dell’allenatore, come coloro che hanno assistito a queste conversazioni possono attestare, non avrei dovuto farlo. La responsabilità è esclusivamente mia”.

Le scuse ai portoghesi

“Mi scuso di nuovo con il popolo portoghese, ma la rottura della parola data ha, per me, un impatto determinante”. Ronaldo prosegue: “Ho sentito che, da quel momento in poi, la mia permanenza avrebbe solo danneggiato il gruppo di lavoro, e ho fatto ciò che ho sempre detto che avrei fatto se non mi fossi sentito utile: ho fatto i bagagli e me ne sono andato”. E quindi: “La conseguenza di questo mio atto deve essere valutata e punita dalla Federazione Portoghese di Calcio. Capisco che la punizione non debba avere fattori attenuanti. Non sono un giocatore qualunque; sono il capitano della squadra, e questo costituisce un fattore aggravante”

“Punitemi”, rischia sei mesi di squalifica

“Mi sono già scusato, ma so che le azioni devono avere conseguenze. Chiunque sia nel calcio come me sa che, indipendentemente dallo status di ciascuno, le regole sono le stesse per tutti”. Così si chiude la lunga lettera di Cr7. La squalifica che rischia, adesso, può essere importante. Specialmente per un calciatore di 41 anni: sei mesi fuori dalla Nazionale.

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