L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Schifani, il rebus del “dopo” per il governatore accerchiato

In questi minuti il Governatore decide il suo destino

di Angelo Vitale -

Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani


Nella chat riservata del governo regionale il messaggio era arrivato con l’essenzialità dei verbali di crisi prima che alle agenzie: Giunta convocata per giovedì mattina alle 11 a Palazzo d’Orléans. Poche righe firmate da Renato Schifani che hanno trasformato le latenti insofferenze del centrodestra siciliano in uno stato di allarme permanente.

Schifani valuta le dimissioni

Tra gli assessori e nei corridoi della politica palermitana la voce rimbomba ormai con una insistenza quasi ossessiva: quella riunione di governo non sarà oggi un passaggio di routine, ma la sede formale in cui il governatore potrebbe rassegnare le dimissioni, facendo saltare il banco con anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura.

A innescare il corto circuito era stata, appena ventiquattr’ore prima, la sortita del commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo. Chiedendo apertamente «una proposta politica completamente nuova» per l’Isola, Minardo ha di fatto calato il sipario sull’ipotesi di un Schifani-bis nel 2027.

Una sconfessione interna, consumatasi mentre la Regione incassava il contraccolpo giudiziario del caso Armao, che ha spinto il presidente al silenzio. Schifani ha incassato senza replicare nei corridoi del Palazzo, ma nel privato delle stanze della presidenza il malessere è stato devastante.

Le geometrie degli alleati

Eppure, il paradosso di queste ore sta tutto nelle geometrie degli alleati. Se dentro Forza Italia gli sherpa tentano affannosamente di ricucire lo strappo proponendo un vertice di chiarimento a Roma con Antonio Tajani, l’asse di governo a difesa del governatore appare, almeno sulla carta, solidissimo.

Dal presidente del Senato Ignazio La Russa sono filtrate parole di costante apprezzamento per l’operato di Schifani, mentre il vicesegretario leghista Claudio Durigon ha ribadito che la Lega lavora benissimo con la presidenza, scaricando l’intera fiammata su un «problema tutto interno azzurro». Una blindatura di facciata che però non basta a tranquillizzare le truppe.

Le fonti più vicine agli ambienti forzisti descrivono infatti uno Schifani tutt’altro che barricadero.

Schermato dalla solidarietà di Fratelli d’Italia e Lega, il governatore non avrebbe alcuna difficoltà psicologica o politica a «mollare» e restituire la palla ai partiti.

La vera partita, il rebus del “dopo”

La partita, spiegano a mezza bocca i retroscenisti della politica isolana, si gioca tutta sulla contropartita: che cosa otterrebbe Schifani «in cambio» dell’uscita di scena?

Le indiscrezioni corrono veloci e incrociano le voci fatte circolare dall’opposizione, a partire dalle esternazioni del leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, che ha evocato un presunto (e poi sfumato) approdo dello stesso Schifani al Consiglio Superiore della Magistratura come tassello d’uscita.

Senza una via di fuga blindata o una compensazione di peso, il gesto delle dimissioni premature assume i contorni di una bomba atomica scagliata contro la sua stessa maggioranza.

Un ritorno alle urne a dicembre?

La prima finestra utile in caso di strappo immediato consegnerebbe la Sicilia all’esercizio provvisorio proprio nel momento di approvare la manovra finanziaria, azzerando le risorse per la campagna elettorale.

Ma, soprattutto, terrebbe in ostaggio decine di deputati regionali di prima nomina, i cui vitalizi e requisiti pensionistici maturerebbero soltanto a maggio 2027. Mentre a Roma Tajani, Minardo e gli alleati cercano di disinnescare la bomba convocando un summit di conciliazione, Palermo trattiene il respiro.

Schifani sa che la convocazione della Giunta di oggi rappresenta l’arma finale di un Governatore ferito nell’orgoglio: un bluff estremo per costringere il partito a riallinearsi o l’atto d’accusa definitivo prima del gran rifiuto. La sensazione diffusa è che la decisione sia ormai maturata nella testa del Governatore, e che la trattativa vera non sia più se restare alla guida della Sicilia, ma a quale prezzo politico firmare la resa finale.

Leggi tutte le news di Politica


Torna alle notizie in home