Sicilia, spunta il business dei rifiuti. Indagato anche Vitrano (FI)
Cracolici attacca: "Una deriva. Emerso solo parte del fenomeno"
L’ombra della corruzione sul business dei rifiuti in Sicilia: la maxigara da 147 milioni che scuote Palazzo d’Orléans.
L’inchiesta sulla gestione dei rifiuti in Sicilia
Emerge un nuovo e pesante filone giudiziario condotto dalla Procura di Palermo, guidata da Maurizio de Lucia. Al centro delle indagini svolte dalla Squadra mobile figura un mega appalto regionale da 147,1 milioni di euro destinato ai servizi di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti nella provincia di Agrigento.
La gara, pianificata per una durata di sette anni e suddivisa in due lotti tra il capoluogo agrigentino e altri nove comuni, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sei persone con l’ipotesi di reato di corruzione.
Un’indagine che torna a far tremare l’amministrazione regionale di Palazzo d’Orléans, travolgendo volti noti della politica e dell’imprenditoria isolana.
L’asse politico-amministrativo: dai vertici della Cts al deputato di Forza Italia
Questo nuovo capitolo giudiziario rappresenta la prosecuzione diretta dell’inchiesta principale a carico di Gaetano Armao, giurista, ex assessore all’Economia della Regione Siciliana ed ex presidente della Cts (Commissione tecnica specialistica).
Nei confronti di Armao pende già una richiesta di arresto per altre ipotesi corruttive nel filone primario dell’indagine. Nell’attuale tranche — iscritta a «modello 21 noti» il 30 luglio scorso — la posizione dell’ex vertice della Cts s’intreccia con l’aula parlamentare dell’Ars.
Tra i quattro nuovi indagati figura infatti Gaspare Vitrano, 65 anni, deputato regionale di Forza Italia ed ex appartenente al Partito Democratico. Il nome di Vitrano richiama precedenti vicende giudiziarie. Nel 2011 fu arrestato in flagranza di reato con una busta contenente 10 mila euro in contanti, vicenda da cui fu in seguito assolto.
L’anatomia dell’appalto: il Raggruppamento d’imprese e l’ “aiutino”
Il presunto meccanismo illecito ricostruito dagli inquirenti ruota attorno all’aggiustamento della maxigara da 147,1 milioni di euro. Alla procedura ad evidenza pubblica aveva preso parte un raggruppamento temporaneo di imprese guidato dalla Sarim di Salerno e composto dalla società agrigentina Icos e dalla Eco Burgus.
In quel contesto, Armao rivestiva una doppia posizione di potere. Era al vertice della Cts, organismo regionale preposto al rilascio delle autorizzazioni ambientali. E presiedeva al contempo la commissione aggiudicatrice incaricata di valutare le offerte tecniche ed economiche.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’ex assessore avrebbe garantito un “aiutino” decisivo per orientare l’esito della gara in favore del raggruppamento.
La consulenza «fittizia» e la rete degli indagati
Per ricompensare l’intervento di Armao, sarebbe stato messo in atto un sistema di compensazione indiretta. Le indagini della Squadra mobile evidenziano come Armao si sia interessato personalmente alla nomina del legale che avrebbe dovuto assistere le tre aziende partecipanti. Consigli sulla scelta del professionista sarebbero giunti anche dallo stesso deputato Gaspare Vitrano.
La scelta era ricaduta sull’avvocato Valentina Matta. Per gli investigatori, la consulenza affidata alla legale avrebbe rappresentato un «espediente fittizio» utile a coprire e veicolare un compenso illecito destinato, almeno in parte, al medesimo Armao.
La mappa dei sei indagati
Indagato per corruzione Gaetano Armao, ex presidente della Cts ed ex assessore all’Economia. Con lui Gaspare Vitrano, deputato regionale di Forza Italia: Pierluigi Matta, avvocato, cugino di Valentina, già raggiunto da richiesta di arresto nel primo filone su Armao. E poi la stessa Valentina Matta, avvocato, destinataria dell’incarico di consulenza. Ancora, Giuseppe Gaglio, imprenditore di Porto Empedocle (Agrigento), legato alla società Icos. E infine Pietro Alongi (detto Giancarlo), 63 anni, imprenditore di Porto Empedocle con una lunga esperienza nel settore dei rifiuti, cugino dell’ex sindaco di Agrigento Lillo Firetto, già componente del direttivo nazionale di Fise-Assoambiente e legato da precedenti rapporti professionali alla Icos.
Le reazioni e la scossa alle istituzioni: l’attacco di Cracolici
Rivelata dalle testate locali e ripresa dalle principali agenzie di stampa, la notizia ha suscitato un’immediata reazione. A margine del convegno “Liberi di scegliere” al Palazzo di Giustizia di Palermo, il presidente della commissione Antimafia dell’Ars, Antonello Cracolici, ha commentato con durezza l’ampliamento dell’inchiesta.
«Temo che si sia intrapresa – ha detto – una deriva e che ciò che è emerso sia solo una parte del fenomeno che sta dentro la macchia della Regione Siciliana».
Cracolici ha stigmatizzato il crollo dell’etica pubblica e le ripercussioni dirette sulla tenuta istituzionale e sullo sviluppo dell’isola. «In questi anni – ha aggiunto – è mancato quel fiato sul collo, quella sensazione dell’etica pubblica come precondizione per lo svolgimento di funzioni pubbliche. Ciò che sta avvenendo sta delegittimando le istituzioni e la loro credibilità».
«Facciamo tante norme per attrarre investimenti – ha concluso – ma il marketing della comunicazione di questi ultimi tempi segnati da indagini per corruzione gravissime, altro che attrarre, respinge e allontana queste possibilità. Tutto quello che è avvenuto è un colpo mortale anche al possibile sviluppo della Sicilia».
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