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Esteri

India blindata per le proteste: oltre 20 mila agenti a Nuova Delhi

L'opposizione sfida la Commissione elettorale

di Ernesto Ferrante -


Nuova Delhi si prepara a vivere un’altra giornata ad alta tensione. In vista delle proteste convocate per domani contro il capo della Commissione elettorale, le autorità hanno mobilitato oltre 20 mila tra agenti di polizia e forze paramilitari, secondo quanto riferito dall’agenzia Press Trust of India. La contestazione ruota attorno al processo di revisione delle liste elettorali, che la Commissione presenta come un intervento tecnico necessario a eliminare duplicazioni e nominativi di persone prive del diritto di voto. Una spiegazione che non convince le opposizioni, secondo cui l’operazione rischia invece di escludere cittadini legittimati a votare, modificando gli equilibri elettorali a beneficio del Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito guidato dal premier Narendra Modi.

Gandhi in prima linea, cresce la mobilitazione

Le tensioni si trascinano ormai da giorni. Venerdì scorso centinaia di manifestanti sono scesi in piazza nella capitale e diversi attivisti sono stati fermati. Martedì, durante una nuova protesta, è stato temporaneamente trattenuto dalla polizia anche Rahul Gandhi, principale leader della minoranza parlamentare, poi rilasciato. Per la giornata di domani si moltiplicano gli appelli alla mobilitazione. Tra i più attivi figurano i sostenitori del Cockroach Janta Party (Cjp), il movimento soprannominato degli “scarafaggi”, finito sotto i riflettori nei mesi scorsi dopo aver contribuito, con una vasta campagna di protesta, alle dimissioni dell’allora ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan. Ora il gruppo invoca una nuova “mobilitazione di massa” nel cuore della capitale.

Barricate e metro a rischio chiusura

I segnali dell’allerta sono già visibili nelle strade di Nuova Delhi. Nella zona centrale della città sono state installate transenne gialle per limitare l’accesso a Jantar Mantar, luogo simbolo delle manifestazioni politiche. La polizia non ha autorizzato proteste nell’area e, secondo i media locali, alcune stazioni della metropolitana potrebbero essere chiuse già dalla serata per contenere eventuali assembramenti. Nel frattempo Rahul Gandhi incontrerà la presidente della Repubblica Droupadi Murmu insieme ad altri esponenti dell’opposizione per rappresentare le proprie preoccupazioni sul processo elettorale. La Commissione elettorale continua tuttavia a respingere ogni accusa, sostenendo la regolarità delle procedure adottate.

Lo scontro politico si inasprisce

Ad accendere ulteriormente il clima sono le denunce del Cjp, che sostiene che volontari e simpatizzanti del movimento siano stati fermati preventivamente dalle forze dell’ordine. Nessun commento ufficiale è arrivato dalla polizia, accusata di comportarsi come una “milizia privata del Bjp”, mentre il leader del movimento Abhijeet Dipke ha rilanciato la sfida alle autorità: “Queste intimidazioni non funzioneranno. Domani arriverò a Delhi e arriverò fino a Jantar Mantar”. Il controllo delle procedure di voto è ormai diventato uno dei principali terreni di scontro tra il governo di Modi e un’opposizione determinata a denunciare qualsiasi sospetto di manipolazione del processo elettorale


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