Sfratti in calo, ma la casa resta un’emergenza: il Lazio è tra le regioni più esposte
Meno sentenze, calano le richieste di intervento dell’ufficiale giudiziario, in diminuzione le famiglie messe alla porta con la forza pubblica. Eppure, i dati appena diffusi dal ministero dell’Interno sulle procedure di rilascio degli immobili ad uso abitativo nel 2025, resta un Paese in cui perdere la casa è ancora un rischio possibile per decine di migliaia di nuclei. E il Lazio si conferma tra le regioni più esposte nell’emergenza abitativa.
Sfratti in calo: i dati
Nel corso dello scorso anno in Italia i tribunali hanno emesso 37.122 provvedimenti esecutivi di sfratto, il 7,56% in meno rispetto al 2024. Le richieste di esecuzione presentate agli ufficiali giudiziari sono state 61.856, con un calo vicino al 24%, mentre gli sfratti portati a termine con l’ausilio della forza pubblica si sono fermati a 18.292, il 14,27% in meno.
Ad influire è soprattutto la morosità – all’origine di 26.632 provvedimenti – oltre sette su dieci; seguono la finita locazione con 8.415 casi e la necessità del locatore con 2.075. Un altro elemento da evidenziare è che soltanto il 45,89% delle sentenze riguarda i capoluoghi di provincia, segno che il disagio abitativo si è ormai allargato anche ai comuni minori.
La classifica vede ai primi posti Roma
Nella classifica regionale il Lazio occupa il secondo posto, con 5.693 provvedimenti (-6,69%), preceduto dalla Lombardia (6.128) e davanti alla Campania (3.649). Le richieste di esecuzione nella regione sono state 4.611 e sul fronte delle esecuzioni il Lazio è terzo, con 1.952 sfratti eseguiti, dopo Lombardia e Piemonte.
Il fulcro del problema è la provincia di Roma, che da sola raccoglie 4.793 sentenze, quasi l’84% del totale regionale, pur in diminuzione del 9,33% rispetto all’anno precedente. Nella sola città la morosità ha motivato 2.577 sentenze.
Sul territorio romano le richieste di esecuzione sono state 3.371 e gli sfratti effettivamente eseguiti 1.516: in media quattro famiglie al giorno costrette a lasciare la propria abitazione.
Per quanto concerne il rallentamento, secondo diverse letture, ha influito anche il Giubileo, durante il quale Caritas, movimenti e sindacati degli inquilini avevano chiesto di sospendere le esecuzioni per “morosità incolpevole”.
Emergenza abitativa: i dati
Le statistiche del Viminale lasciano fuori chi riconsegna gli appartamenti prima che arrivi l’ufficiale giudiziario, così come i casi di esproprio o di occupazione senza titolo. Il fatto che la morosità resti la causa largamente prevalente lega il fenomeno al rapporto, sempre più squilibrato, tra canoni e redditi.
L’Unione Inquilini parla di una diminuzione omogenea su gran parte del territorio, ma le organizzazioni degli inquilini hanno contestato il disegno di legge del governo che punta a rendere più rapide le procedure di rilascio e chiedono di rifinanziare i fondi per il sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole, insieme ad un piano di edilizia residenziale pubblica.
Il caso Maricarmen in Spagna
Quanto possa costare l’assenza di tutele lo racconta proprio in questi giorni la Spagna. Il 23 settembre María del Carmen Abascal, per tutti Maricarmen. La donna, di 87 anni e una disabilità riconosciuta del 50%, è stata sfrattata dall’appartamento del quartiere Retiro, a Madrid, in cui viveva dal 1956 e per il quale pagava circa 500 euro al mese, a fronte di una pensione di 1.350 euro.
Il Tribunale supremo aveva dato ragione alla società proprietaria, che secondo il sindacato degli inquilini aveva aumentato l’affitto del 275%, e nemmeno la richiesta di un comitato dell’Onu di sospendere l’esecuzione era servita. L’anziana è uscita di casa in barella ed è stata ricoverata all’ospedale Gregorio Marañón.
Le immagini hanno – giustamente – acceso proteste in tutto il Paese. Il 28 settembre è stato raggiunto un accordo per farla rientrare con un canone sostenibile, ma Maricarmen è morta in ospedale il 7 ottobre, senza aver potuto rimettere piede nella sua casa. La drammatica notizia è stata comunicata dal Sindicato de Inquilinas, mentre il premier Pedro Sánchez ha espresso il proprio cordoglio.
Pochi giorni prima il Congresso aveva bocciato i due decreti sulla casa del governo e Sánchez – che ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre. Una storia lontana solo in apparenza, che parla a chi, anche in Italia, attende l’ufficiale giudiziario.
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