Šefčovič in Cina per disinnescare la guerra dei dazi
Parigi e Berlino chiedono la linea dura sulla questione dei dazi
Il Commissario europeo per il Commercio e la Sicurezza Economica, Maroš Šefčovič, ha intrapreso una missione diplomatica a Pechino per incontrare il ministro del Commercio cinese Wang Wentao e scongiurare una guerra commerciale globale. L’iniziativa è sostenuta dal forte asse tra il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, i quali hanno chiesto a Bruxelles di adottare strumenti di difesa commerciale proporzionati in linea con la recente risoluzione dell’Europarlamento, che, approvata con 454 voti favorevoli e 86 contrari, esige reciprocità Economica da Pechino.
Il commercio tra Unione Europea e Cina ha raggiunto un livello di squilibrio ormai insostenibile per i mercati del vecchio continente.
Il nodo del deficit
Il deficit commerciale a favore di Pechino ha superato la cifra record di 1 miliardo di euro al giorno, traducendosi in un passivo annuale stimato tra i 360 e i 400 miliardi di euro per l’Europa. Alla base di questo divario ci sono le dure accuse di Bruxelles: il governo cinese è sospettato di finanziare le proprie aziende nazionali con sussidi statali, permettendo loro di produrre a costi stracciati e di riversare le merci in eccesso sul mercato unico europeo, penalizzando la concorrenza locale.
Un altro punto cruciale del viaggio a Pechino riguarda la richiesta dell’Europa di eliminare le rigide restrizioni cinesi sulle esportazioni di terre rare e minerali critici.
Senza l’accesso stabile a queste materie prime essenziali, la transizione ecologica e digitale del vecchio continente rischia una brusca frenata. A subire il colpo più duro sarebbe proprio il tessuto industriale italiano, che è fortemente dipendente dall’importazione di componentistica tecnologica avanzata e che si troverebbe esposto a un concreto rischio di blocco della produzione.
Il terreno di scontro si è allargato inoltre oltre il comparto delle auto elettriche: l’Unione Europea ha messo nel mirino anche i veicoli ibridi di produzione cinese, proponendo nuove e severe misure di salvaguardia per arginarne l’importazione. A spingere Bruxelles verso questa stretta è il boom commerciale di queste vetture sul mercato comunitario, i cui volumi sono letteralmente decollati passando da appena 3.800 a oltre 50.000 unità mensili.
Il vertice di Pechino
Ma durante la prima fase negoziale Pechino ha già respinto al mittente la richiesta di limitare volontariamente i flussi di vetture ibride. Una chiusura che complica la strategia dell’UE, determinata a chiedere concessioni analoghe anche per altri quattro comparti chiave sotto assedio: macchinari, tessile, metalli e chimica.
Il vertice di Pechino rappresenta l’ultima finestra temporale utile per negoziare: il Commissario Šefčovič aveva infatti indicato ottobre come termine ultimo per ottenere progressi concreti.
In caso di fumata nera, Bruxelles è pronta a varare per la prima volta lo strumento anti-coercizione (Anti-Coercion Instrument). Si tratta di una potente contromisura legale che consentirebbe all’Unione Europea di sanzionare Pechino escludendo le imprese cinesi dagli appalti pubblici e limitando il loro accesso al mercato unico.
Il rischio concreto, tuttavia, è quello di una reazione a catena: il governo cinese potrebbe rispondere con ritorsioni commerciali mirate, colpendo le esportazioni europee di prodotti industriali e del comparto agroalimentare.
Uno scenario quindi di guerra tariffaria globale che minaccia di destabilizzare i mercati alla vigilia del Consiglio Europeo del 15 e 16 ottobre, dove i capi di Stato e di governo dell’UE si riuniranno a Bruxelles per valutare gli esiti della missione.
Il ministero del Commercio cinese ha respinto con fermezza la linea europea, giudicandola troppo rigida e dettata da logiche di ultimatum. Dal vertice, le autorità cinesi hanno mandato un chiaro avvertimento, sottolineando che una cooperazione duratura può nascere solo da un dialogo costruttivo e non sotto il peso di minacce e barriere protezionistiche.
Per l’industria italiana e i consumatori europei, l’esito di questo braccio di ferro si tradurrà in cifre concrete: dalla disponibilità di componenti tecnologiche avanzate al costo dei prodotti di tutti i giorni.
PER TUTTELE NEWS DI ESTERI
Torna alle notizie in home