L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Editoriale

Aveva ragione quando diceva: “Non esistono innocenti, esistono quelli che se la cavano”…

di Redazione -


DI SOLO DI TACCO

…Con un anno e tre mesi (pena sospesa). Il pregiudicato Davigo.
Condanna confermata: La Corte di Cassazione per la sesta volta (sentenza n. 3755/2025) ha confermato definitivamente la condanna a 1 anno e 3 mesi di reclusione per Piercamillo Davigo in relazione al “caso Loggia Ungheria”. Davigo è stato riconosciuto colpevole del reato di rivelazione di segreti d’ufficio (art. 326 del Codice penale) per aver passato i verbali secretati dell’avvocato Piero Amara al consigliere del CSM Paolo Storari e ad altri soggetti.

Allora, perché ho l’impressione che a chiunque altro forse non sarebbe andata così bene? Chiedo scusa volevo dire forse non se la “sarebbe cavata” così bene.

Poi sono qui a riflettere e rileggere le definizioni appioppate al Presidente Berlusconi, che tanta stampa “manettara” non vedeva l’ora di etichettare come “pregiudicato” soltanto dopo quei 105 procedimenti subiti. Beh! Provate a cercare, se ne avete voglia, su quella stessa stampa di cui sopra, la definizione “pregiudicato” per Davigo. Ecco perché siamo il Paese del doppiopesismo, naturalmente a senso unico.
Poi ricordo che l’odierno “pregiudicato Davigo”, intentò causa per diffamazione al Direttore del quotidiano L’Opinione delle Libertà Arturo Diaconale, giornalista e galantuomo d’altri tempi.

Non entrerò nel merito del procedimento penale, ma rammento la determinazione delle pressioni subite dal Direttore per consegnare all’accusa il nome del giornalista che aveva scritto sotto pseudonimo l’articolo oggetto della diffamazione. Il nome Davigo era foriero ai tempi di “fulmini e tempeste”. E con un sorriso sornione e con immenso orgoglio che informo i nostri lettori, della altrettanto indiscutibile determinazione del Direttore Diaconale nel difendere il Suo collaboratore, contro tutto e il parere di tutti.

Non sapremo mai se Arturo Diaconale se la sarebbe “cavata” da colpevole o come pensa chi scrive da “innocente”. I lunghi tempi della giustizia italiana (senza riforme ad oggi) andarono oltre il tempo concesso all’Amico Arturo, da un male che lo colpì nella cosa più preziosa che aveva: LA TESTA!
Ciao Arturo!

PER TUTTE LE NEWS SULL’EDITORIALE


Torna alle notizie in home