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Politica

Tra l’ipotesi di elezioni anticipate e la tentazione di stabilire un nuovo record

Manca esattamente un anno alla scadenza naturale della legislatura. Si arriverà davvero fino in fondo o si andrà a elezioni anticipate?

di Giuseppe Ariola -


Il prossimo anno, questo stesso giorno, sarà ufficialmente l’ultimo della legislatura. La principale domanda – che tiene banco già da mesi, recentemente riproposta con sempre maggiore insistenza – è: si arriverà davvero a questa data? Il delicatissimo ultimo passaggio della nuova legge elettorale alla Camera della scorsa settimana ha, se possibile, incentivato ulteriormente il dibattito. In Transatlantico, a parte che dei vari scenari sull’esito del delicato voto segreto sulla riforma, non si parlava d’altro che delle eventuali elezioni anticipate. Se la legge proposta dal centrodestra e sulla quale il governo ha posto ben tre questioni di fiducia fosse stata bocciata si sarebbe, infatti, certamente aperta una crisi. In questa eventualità, l’intenzione di Giorgia Meloni di salire al Colle era chiara a tutti. Fosse solo che si sarebbe trattato di un percorso istituzionalmente inevitabile.

Il nesso con la riforma elettorale

E non è mancato chi tra i big della maggioranza ha sottolineato, dentro e fuori dai rispettivi partiti, l’inesorabilità di questa iniziativa qualora le cose fossero andate storte. Di contro, già da qualche settimana prima di questo fondamentale appuntamento, sia da Palazzo Chigi sia dalle segreterie degli alleati di governo, ci si è affrettati a chiarire che l’orizzonte temporale del governo coincide con la scadenza naturale della legislatura. In molti hanno interpretato entrambi questi messaggi come funzionali a mettere dei paletti in vista del voto sulla riforma elettorale. Un avviso ai possibili franchi tiratori. Se va tutto liscio si va avanti fino alla fine, se qualcosa va storto, invece, andiamo tutti a casa. Non manca però chi ritiene che la prima eventualità non sia del tutto vera, ma solo una prospettiva utile da dare per aumentare le possibilità di mettere la riforma in cassaforte.

Dalla legge elettorale alla manovra

In fondo, la speranza è l’ultima a morire. C’è quindi da scommettere che la data delle prossime elezioni resterà ancora un tema di strettissima attualità, soprattutto negli ambienti parlamentari. Tanto più che adesso si entrerà nel vivo della legge di bilancio dove, come sempre, le frizioni sono assolutamente annunciate. Anche quelle interne alla stessa maggioranza tra tentativi di tenere il punto fino all’ultimo momento utile e i vari bracci di ferro che si consumeranno. Al momento però, almeno ufficialmente, viene confermata l’intenzione di andare avanti fino alla fine. Salvo incidenti di percorso, ovviamente. D’altronde, perché ci sia un voto anticipato non basta che il Presidente del Consiglio un bel giorno si alzi e rassegni le dimissioni.

Un possibile nuovo record

E di certo per Giorgia Meloni, prima premier donna, alla guida del governo più longevo della storia della Repubblica e leader del primo partito, è molto più allettante riuscire a diventare il capo dell’unico esecutivo in grado di resistere per l’intera durata del mandato che finire sfiduciata con il contributo di qualche parlamentare degli stessi partiti con i quali si presenterà alle prossime elezioni. Un’alternativa praticabile per votare nella primavera del 2027 potrebbe essere invece quella di concordare con il Presidente della Repubblica una data utile a riportare le elezioni, teoricamente previste in autunno, in una finestra istituzionalmente più tradizionale. In questo caso, il rischio sarebbe però quello di un election day con le amministrative.

Il nodo delle amministrative

Eventualità che fa storcere il naso a molti in un centrodestra tutt’altro che convinto di poterla spuntare in città come Roma, Napoli, Milano, Torino o Bologna. Il voto per i sindaci, se concomitante con quello delle politiche, determinerebbe infatti un effetto scia rilevantissimo in un quadro politico tutto sommato equilibrato come quello attuale. Tanto più che la nuova legge elettorale impone il raggiungimento del 42% dei consensi per conquistare il premio di maggioranza necessario a governare con la stessa formazione che si è presentata alle elezioni. Insomma, non si può rischiare di far scappare un solo voto. Dato del quale anche chi dalle parti del centrodestra ha più o meno apertamente paventato il ritorno alle urne in primavera deve tener conto. Perché difficilmente si andrà a votare per le amministrative e per le politiche a distanza di un mese. Tenuta della maggioranza permettendo.


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