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Politica

Il Fisco che sbaglia, la denuncia di Costa (FI)

"Ogni anno assistiamo a 5, 6 milioni di controlli automatizzati da parte dell’Agenzia delle Entrate cui conseguono 500mila casi di annullamento"

di Angelo Vitale -


La relazione tra lo Stato e i contribuenti si misura spesso sulla capacità della burocrazia di bilanciare il rigore dei controlli con il rispetto dei diritti dei cittadini. Proprio su questo confine si innesta la denuncia di Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia.

Il Fisco e i cittadini

Costa inquadra la pressione fiscale e burocratica come un problema sistemico del Paese. «Una forza autenticamente liberale – afferma – si misura dalla visione che ha nel rapporto tra lo Stato e il ‘signor’ cittadino, in tutti i campi, dalla burocrazia al fisco, dalla giustizia alla sicurezza, al lavoro. Sono tutte tessere di uno stesso mosaico. In Italia ci sono 80mila leggi nazionali vigenti, cui si sommano quelle regionali, le direttive e i regolamenti europei, tutte fonti che pesano quotidianamente sulla vita del cittadino e sul piccolo imprenditore con costi reali. Per noi liberali la lotta all’evasione fiscale è rigorosa. Poi, però, ogni anno assistiamo a 5, 6 milioni di controlli automatizzati da parte dell’Agenzia delle Entrate cui conseguono 500mila casi di annullamento».

I numeri di una pressione “incontrollata”

Da un lato la stima politica indica una mole imponente di avvisi bonari destinati poi all’archiviazione. Dall’altro sembrerebbe che l’Agenzia delle Entrate non fornisca nei propri rendiconti ufficiali dati contabili dettagliati su questo deficit di annullamento.

Nei report annuali e nei bilanci di esercizio del ministero dell’Economia vengono pubblicati i volumi totali dei controlli inviati e le somme incassate. Non viene operò esplicitata una statistica sui “falsi positivi” generati dai software.

Nella visione dell’amministrazione finanziaria, infatti, la comunicazione di irregolarità scaturita dalla liquidazione automatica non viene conteggiata come un atto illegittimo annullato ma come un mero passaggio informativo e un’interlocuzione preventiva con il contribuente.

Il fenomeno che insidia i contribuenti

Se i bilanci tacciono sulle cifre degli errori, la realtà operativa e le stesse riforme legislative confermano la presenza strutturale del fenomeno. Le procedure informatiche di controllo elaborano milioni di dichiarazioni incrociando i dati dell’Anagrafe Tributaria. Tuttavia, gli algoritmi soffrono di frequenti disallineamenti e spesso non riescono a “leggere” i versamenti regolarmente eseguiti dai cittadini tramite ravvedimento operoso o compensazioni.

Il risultato è l’invio automatico di notifiche che richiedono imposte, sanzioni e interessi per somme in realtà già saldate.

La conferma più evidente dell’impatto di questi cortocircuiti tecnologici sta nell’evoluzione delle norme. Con la recente riforma dello Statuto del Contribuente e l’introduzione dell’articolo 10-quater, il legislatore ha dovuto introdurre l’autotutela obbligatoria.

Una scelta che impone all’Agenzia delle Entrate di annullare d’ufficio gli atti affetti da sviste informatiche o errori materiali evidenti. Dimostrando così nei fatti come la difesa da comunicazioni automatizzate ma infondate sia diventata una necessità quotidiana per centinaia di migliaia di contribuenti.

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