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Najmeh, condannata a morte in Iran per un post

Lo sdegno internazionale impedirà la pena capitale per questa giovane?

di Angelo Vitale -


Iran: 23enne condannata a morte per un post sui social media. Un nuovo caso di repressione giudiziaria.

Lo sdegno internazionale

Najmeh Amini, 23 anni, è attualmente detenuta nel carcere di Vakilabad, nella città nord-orientale di Mashhad. Pende su di lei una doppia condanna gravissima inflitta dalle autorità giudiziarie della Repubblica Islamica.

L’arresto e le accuse

Arrestata dalle forze di sicurezza durante la recente ondata di proteste e agitazioni popolari nel Paese, la giovane è finita a processo. Davanti alla Corte Rivoluzionaria ha risposto ad accuse pesantissime.

La condanna a morte

Pende su di lei la pena capitale per il reato di Sab ol-Nabi (insulto al Profeta), imputazione formulata a causa di un post diffuso sui canali social e ritenuto “blasfemo” dalle autorità religiose.

La pena detentiva

In un secondo procedimento parallelo, è stata inoltre condannata a 12 anni, 6 mesi e 1 giorno di carcere con le accuse di “propaganda contro il regime” e “attentato alla sicurezza nazionale”.

Il drammatico messaggio dal carcere

In un accorato messaggio audio filtrato dalle mura della prigione e diffuso sui canali internazionali per la tutela dei diritti umani, la ragazza ha rivolto un appello disperato alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale.

“Oggi non voglio fare la figura dell’eroina- dice-. Voglio solo una cosa: che la mia voce sia ascoltata. Sono una ragazza innocente con tante speranze e tanti sogni. Ho dei genitori che mi aspettano, una famiglia che ogni notte trasforma la propria ansia in mattino nella paura di perdermi”.

L’allarme delle Ong

Organizzazioni come Iran Human Rights e Hrai denunciano l’ennesima accelerazione nell’uso della pena di morte da parte di Teheran. Uno strumento messo in campo per soffocare il dissenso interno e scoraggiare le manifestazioni giovanili.

Le denunce ricordano come le accuse di blasfemia legate alle attività online vengano regolarmente impiegate per comminare la massima pena in assenza delle minime garanzie di difesa legale.

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