Trump è molto meglio dell’alternativa
È un riflesso pavloviano mondiale dipingere Donald Trump come l’origine di ogni ragione del caos globale. Eppure, a guardare i fatti con freddezza storica e non con la foga del tifo ideologico, ci si accorge che il tycoon di disastri effettivi ne ha compiuti ben pochi.
L’operato di Trump
L’operazione in Venezuela era ampiamente nell’aria e ha trovato un regime fin troppo condiscendente; la sua spinta per un’egemonia schiacciante sul continente americano non è altro che la secolare dottrina Monroe, perseguita da qualunque presidente, Obama incluso. E persino la tensione con l’Iran, affonda le radici in faglie geostrategiche ben più profonde dei presunti squilibri caratteriali che gli si attribuiscono. La guerra dovrebbero continuare anche i democratici. ti hanno chiesto due impeachment senza motivo, e su questo stanno belli cheti.
Trump non è affatto uno sprovveduto. L’apertura di un dialogo con la Russia, risponde a un preciso calcolo politico, che costringe a chiedersi come siamo davvero finiti in questo disastro globale.
Per capirlo bisogna guardare in casa democratica, dove le colpe pesano come macigni. Bill Clinton ha goduto della vittoria nella Guerra Fredda, senza averne alcun merito, inaugurando al contempo una stagione di scontro miope e costante con Mosca. Se le guerre di Bush hanno risposto a logiche economico-finanziarie più che politiche, è con l’era Obama che il Medio Oriente è stato definitivamente destabilizzato.
La regia della segretaria di Stato Hillary Clinton, guidata dalla pretesa astratta e folle di esportare la democrazia in realtà prive di quelle tradizioni, ha aperto la strada ai fondamentalisti. Le conseguenze delle Primavere Arabe le stiamo pagando oggi e rischiamo di scontarle per i prossimi vent’anni, si sono abbattuti regimi laici per togliere ogni freno a fanatici religiosi.
Quando si invoca giustizia nei teatri di crisi medioorientali come quello di Al -Sisi, si dimentica che, prima di lui, figure autoritarie sono emerse proprio come argine al fondamentalismo e alle violenze contro le minoranze, come i copti in Egitto. E l’inseguimento delle isterie francesi contro la Libia di Gheddafi ha regalato all’Occidente solo un Paese distrutto, caos e risentimento antioccidentale.
I Democratici oggi non possono essere affatto assolti. Avvicinando la NATO ai confini russi hanno calpestato la lezione di Henry Kissinger, che aveva vinto la Guerra Fredda separando Mosca da Pechino. L’establishment liberal ha rinfocolato quell’asse, trasformando i BRICS in un problema gigantesco per l’Occidente.
Le critiche a Trump
Criticare Trump per le sue uscite o per le sue mancanze di sensibilità istituzionale è perfino ovvio. Ma fermarsi all’involucro significa non vedere la trappola. L’alternativa a Trump non è la facciata moderata della vecchia guardia, ma la deriva radicale guidata da personaggi come Alexandria Ocasio-Cortez e benedetta dallo star system di Hollywood. Un dogmatismo ideologico che, in politica estera, rischia di fare danni immensamente più gravi del realismo cinico di Trump.
E poi soprattutto Trump è il presidente che ha ridato all’America l’orgoglio e la consapevolezza di avere un’anima occidentale. Anche fosse soltanto per questo sarà sempre meglio di chi gli si oppone.
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