La sfida di Vannacci in Sardegna, Renzi non si presenta
Una sceneggiata muscolare con toni da caserma che permette al generale di rassicurare la propria base sulla sua totale intransigenza verso l'ex premier
Sotto il sole di Costa Rei, il generale Roberto Vannacci manda a dire al senatore Matteo Renzi che le scuse sono finite. Ma prima dell’ultimo, pesante affondo mediatico su maratone e nuotate in mare, c’è stata una storia fatta di indiscrezioni giornalistiche, smentite furiose e convergenze tattiche.
La sfida va a vuoto
Il video postato sui social dal generale Roberto Vannacci rompe la quiete autunnale con la ruvidezza di una sciabolata d’altri tempi. In tenuta da mare, direttamente dalla spiaggia di Chaplin Beach a Costa Rei in Sardegna, il leader di Futuro Nazionale si rivolge direttamente al suo avversario.
“Ciao Matteuccio, te lo ricordi? 17 ottobre, Sardegna… Tre miglia nautiche a nuoto, come la Santa Trinità, e a seguire, senza soluzione di continuità, la maratona”.
Ma la contesa, nata come un’insolita sfida di endurance atlantica, scivola subito nella provocazione pura. L’eurodeputato affonda il colpo sull’assenza del leader di Italia Viva.
Renzi lo aveva sfidato pubblicamente a una maratona, ma alla prima data concordata del 4 ottobre non si era presentato adducendo l’impegno con la Leopolda 14 a Firenze.
Di fronte al secondo forfait, Vannacci non usa mezzi termini e piazza il fendente social: “La scusa per non venire il 4 ottobre era stata la Leopolda, oggi avrà avuto la Bernarda”.
L’ombra del “generale Renzacci” e le rotative in subbuglio
Per capire come si sia arrivati a un livello di scontro così sfacciato ed esplicito, occorre riavvolgere il nastro all’inizio dell’anno.
A fine gennaio, un clamoroso retroscena del Corriere della Sera — subito rilanciato da Il Tempo — fece tremare i palazzi romani. Paventava l’esistenza di incontri riservatissimi e frequenti tra Matteo Renzi e Roberto Vannacci nei circoli velici e di canottieri lungo il Tevere.
Secondo le indiscrezioni, dietro la nascita di Futuro Nazionale e la definitiva rottura del generale con la Lega di Matteo Salvini ci sarebbe stata la regia ombra dell’ex premier.
I cronisti arrivarono a coniare il neologismo “generale Renzacci”, ipotizzando un patto segreto. Il fine? “Azzoppare” Giorgia Meloni ed erodere quel 4-5% di consensi a destra decisivo per far perdere la maggioranza al governo.
Le furiose smentite e il “gioco delle ombre”
Le voci di corridoio scatenarono un vero e proprio terremoto politico e lo sconcerto tra i militanti della destra radicale. La reazione dei due protagonisti fu però una muraglia di smentite perentorie.
Renzi bollò l’inchiesta come una notizia “falsa, incredibile e oltre il ridicolo”, accusando parte della stampa di inventare notizie su commissione.
Vannacci assicurò formalmente all’Adnkronos che non si era mai tenuto “nessun incontro con il leader di Italia Viva in alcun circolo romano”.
Eppure, al netto dell’assenza di prove documentali o contratti firmati, fino a poco tempo fa una strabiliante convergenza tattica tra i due battitori liberi.
Un vero e proprio filo rosso ribattezzato “la Vocazione di San Matteo” o “soccorso rosso”. Vannacci veniva descritto come in difficoltà? Il calo dei consensi in Toscana, le piazze semideserte con appena nove manifestanti a Montecitorio, i risultati elettorali a Reggio Calabria e subito Renzi correva nei talk show e sui giornali. Lo faceva per riaffermarne la centralità politica del generale, definendolo il “Nigel Farage italiano” capace di aprire la “prima crepa” nel centrodestra.
Due binari paralleli verso lo stesso obiettivo
In questa complessa partita a scacchi, nessuno dei due ha davvero bisogno di un accordo segreto per trarre vantaggio dall’altro.
A Renzi conviene che Vannacci continui a correre da solo per dividere la coalizione di governo.
A Vannacci giova il continuo rilancio mediatico offertogli da Renzi per accreditarsi come leader nazionale autonomo.
E la Sardegna?
L’ultimo scontro partendo dalle spiagge sarde è dunque il perfetto coronamento di questa dinamica. Una sceneggiata muscolare con toni da caserma che permette al generale di rassicurare la propria base sulla sua totale intransigenza verso l’ex premier. E consente al tempo stesso a Renzi di tenere accesi i riflettori su una spaccatura politica che continua a far tremare la maggioranza.
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