Francia saccheggiata: il carovita come alibi, il bottino come obiettivo
La rabbia disfunzionale oltre il buon senso
Per giorni è stato ripetuto che dietro la rabbia esplosa nelle strade francesi c’erano il carovita, il disagio sociale, le scuole degradate, la carenza di insegnanti e il senso di abbandono delle periferie. Una narrazione rassicurante, quasi consolatoria. Perché se la protesta nasce dalla povertà, basta promettere più risorse. Se nasce dall’esclusione, basta aprire nuovi canali di integrazione. Ma ciò che emerge a poche ore dalle devastazioni del 17 ottobre racconta un’altra storia. Più scomoda. E probabilmente più vicina alla realtà.
La merce rubata in vendita
Mentre commercianti e cittadini contano i danni provocati da saccheggi e vandalismi che hanno colpito migliaia di attività in tutta la Francia, sulle piattaforme di compravendita online compaiono decine di annunci sospetti. Scarpe sportive, cosmetici, smartphone, capi firmati, articoli di lusso venduti a prezzi stracciati. Alcuni con ancora addosso i dispositivi antitaccheggio. Altri accompagnati da descrizioni che rivendicano apertamente l’origine della merce: “trucco 17 ottobre”, “maglione rubato durante la manifestazione del 17 ottobre”. Un dettaglio che spazza via molte ipocrisie. Perché qui non siamo davanti alla disperazione di chi non riesce a pagare una bolletta. Non siamo di fronte a una rivolta politica organizzata né a una mobilitazione sociale che sfugge di mano. Siamo davanti alla trasformazione della protesta in occasione di caccia. Alla riduzione della piazza a terreno di saccheggio. Alla sostituzione delle rivendicazioni con l’istinto predatorio.
La fotografia è brutale. Negozi devastati, merce razziata, video pubblicati sui social, borse piene di prodotti esibite come trofei e immediatamente monetizzate sulle piattaforme online. La sequenza rivela una mentalità disfunzionale.
La grande differenza tra idealisti e ladri
Il problema, tuttavia, va oltre il semplice fenomeno della microcriminalità. La Francia scopre ancora una volta che una parte non irrilevante di questi giovani non manifesta soltanto contro il costo della vita o per ottenere scuole migliori. Palesa spesso una rabbia più profonda verso il Paese stesso che li ospita, li istruisce, garantisce loro assistenza sanitaria, sussidi e diritti. Naturalmente non si può generalizzare. Ma continuare a ignorare il problema per timore di apparire impopolari significa alimentarlo.
Quando un manifestante esce da un negozio con una borsa piena di merce rubata e la mette in vendita online poche ore dopo, non sta chiedendo più insegnanti. Non sta combattendo il carovita. Non sta rivendicando dignità sociale. Sta semplicemente rubando. Non è un rivoluzionario in erba, ma un ladruncolo, un ordinario “mariuolo”.
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