Un “esame” su Vladimir Putin? Scontro Sasso – Ciriani
Futuro nazionale non molla la presa sul no agli aiuti per Kiev
Rossano Sasso e Roberto Vannacci
Dietro le quinte della maggioranza un cortocircuito di politica estera. L’innesco porta la firma del ministro Luca Ciriani, che ha sollecitato Roberto Vannacci «a dire che Putin è un dittatore», pena l’esclusione dal perimetro dell’«arco costituzionale». Un ultimatum che l’ala dei vannacciani dimostra di non avere intenzione di incassare in silenzio.
La polemica di Sasso
A imbracciare le armi polemiche, Rossano Sasso. Per il deputato la pretesa del ministro non è galateo istituzionale, ma il solito riflesso condizionato. Una sorta di riedizione di quel «patentino antifascista» sempre rispedito al mittente dalla destra. Come se ci fosse una equazione di palazzo trasparente. Metti in discussione i fondi a Zelensky? Diventi automaticamente «filorusso anzi, filosovietico».
Sasso però ribalta la questione e va al contropiede storico, chiamando in causa direttamente la premier. Rispolvera infatti le dichiarazioni con cui Giorgia Meloni si congratulava con il Cremlino annotando che «la volontà del popolo russo appare inequivocabile». A ciò aggiunge il paradosso dei numeri. Putin confermato alle urne fino al 2024, laddove Zelensky — eletto nel 2019 — ha blindato per legge le consultazioni.
Il messaggio al governo
Nessuno chiederà ovviamente a Ciriani la patente opposta su Kiev, ma il messaggio all’esecutivo è consegnato senza giri di parole. Continuare a foraggiare Zelensky togliendo quattrini agli italiani per Futuro nazionale «non è una cosa di destra». E il dogma atlantista della maggioranza, su questo fronte dei vannacciani, continua ad essere discutibile.
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