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Salute

Salute mentale, più 87% le richieste d’aiuto dei giovani

Un’onda d'urto che spinge i Dipartimenti del Ssn verso il collasso logistico

di Dave Hill Cirio -


Nel racconto del disagio giovanile emerge lentamente un punto cieco. Per mesi le cronache si sono concentrate sul clamoroso frastuono dei fatti: le risse riprese dagli smartphone nei cortili scolastici, le devianze di gruppo esibite online o l’impennata senza precedenti nelle prescrizioni di ansiolitici e antidepressivi tra i banchi.

La deriva “mentale” dei giovani

Ma dietro il rumore della violenza esibita e la scorciatoia chimica del farmaco, si muove una deriva più profonda, silenziosa e pervasiva. Una ritirata collettiva che non fa notizia immediata, ma che può svuotare le comunità dall’interno.

I dati ufficiali impongono un cambio di paradigma e smentiscono ogni lettura emergenziale superficiale. Secondo gli indicatori dell’Istat raccolti nel Rapporto Bes, il benessere psicofisico nella fascia tra i 14 e i 19 anni ha subìto un netto tracollo a partire dal 2020.

Tra il 14% e il 16% degli adolescenti manifesta oggi livelli di salute mentale poveri o insufficienti, mentre nella platea 18-34 anni il disagio psicologico grave colpisce ormai un giovane su cinque.

Non si tratta di una transitoria inquietudine anagrafica, ma di una frattura strutturale che erode dalle fondamenta la fiducia nel futuro. La vera novità emerge però incrociando il malessere percepito con la mappa dell’isolamento fisico.

I numeri dell’isolamento sociale

L’indagine condotta dal Cnr nel 2026 rivela che il 5,7% della popolazione studentesca italiana si trova a rischio concreto di ritiro sociale o sperimenta già una forma di reclusione grave assimilabile al fenomeno giapponese dell’Hikikomori.

Il dato demolisce infatti un luogo comune radicato: l’isolamento estremo non è più una patologia esclusiva delle grandi aree metropolitane, ma attecchisce con violenza inedita nei piccoli centri e nelle province.

Lì dove la desertificazione degli spazi pubblici, la carenza di impianti sportivi accessibili e l’assenza di presidi di aggregazione sana lasciano il vuoto, la cameretta diventa l’unico rifugio e lo schermo del cellulare o del pc l’unica finestra sul mondo. Così violenza urlata a scuola e il frequente ritiro nelle mura domestiche non sono mondi opposti ma due risposte dello stesso specchio.

Richieste d’aiuto aumentate dell’87 per cento

Emerge l’incapacità di ogni possibile contesto sociale di offrire canali per elaborare l’ansia da prestazione e l’isolamento relazionale. Quando questo argine cede, il circuito di soccorso va in frantumi. Sempre nel 2026, i servizi territoriali e le associazioni registrano un balzo di oltre l’87% nelle richieste d’aiuto tra gli under 24 per le manifestazioni d’ansia acuta, gli episodi di autolesionismo o l’idea persistente di farla finita.

Un’onda d’urto che spinge i Dipartimenti di Salute Mentale pubblici verso il collasso logistico, del tutto incapaci di sostenere una domanda così travolgente. Per capirne di più, quindi, serve guardare oltre la cronaca nera o il registro delle farmacie. Il vero dramma si consuma nel silenzio delle province dimenticate e negli sportelli sanitari sbarrati. Una generazione che bussa a porte chiuse prima di decidere di non uscire più.

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