La scommessa da 26 miliardi di Meloni: meno tasse, pensioni flessibili e bonus diffusi
Per finanziare il pacchetto il governo fa leva sulla flessibilità europea, sui prelievi a banche, assicurazioni ed energia e sui tagli alla spesa
Ridurre le tasse, incentivare il lavoro, sostenere natalità e pensionati. È attorno a questi pilastri che il governo di Giorgia Meloni costruisce la sua nuova legge di Bilancio, una manovra da circa 26 miliardi che punta a raggiungere lavoratori dipendenti, autonomi, giovani, famiglie, anziani e imprese. In pratica, ogni segmento dell’elettorato. L’intervento simbolicamente più forte è il taglio dell’Irpef per i redditi fino a 55mila euro. L’aliquota scende dal 45 al 33 per cento, con un beneficio che può arrivare a circa 500 euro l’anno. Una misura che l’esecutivo presenta come una risposta al progressivo impoverimento del ceto medio e alla perdita di potere d’acquisto provocata dagli anni di inflazione. Accanto alla riduzione della pressione fiscale arriva il rafforzamento del regime agevolato per le partite Iva. La soglia per accedere alla flat tax sale infatti da 85mila a 100mila euro, consolidando una delle bandiere economiche del centrodestra.
Pensioni e natalità: la doppia operazione identitaria
Tra le misure più politicamente significative figura il fondo da 850 milioni destinato alla cosiddetta flessibilità pensionistica. Secondo l’impostazione illustrata dal vicepremier Matteo Salvini, milioni di lavoratori nati dal 1960 in poi potranno avere la possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni anziché a 67. Una scelta che cerca di intercettare il malcontento di una generazione che vede allontanarsi progressivamente il traguardo della pensione e che rappresenta uno degli elettorati più sensibili alle promesse del centrodestra. Sul fronte opposto, quello delle nuove generazioni, il governo introduce una misura dal forte valore simbolico. Per ogni neonato l’Inps aprirà una posizione previdenziale sulla quale lo Stato verserà un contributo iniziale di 100 euro. Un “salvadanaio previdenziale” che i genitori potranno alimentare nel tempo e che punta a legare il tema della natalità a quello della sicurezza economica futura. Una soluzione dal costo contenuto ma dal forte impatto comunicativo, coerente con la narrativa della maggioranza che da anni individua nel crollo demografico una delle principali emergenze nazionali.
Giovani, scuola e casa: la ricerca del consenso generazionale
Particolare attenzione viene riservata ai giovani. La novità più rilevante è il premio da 2.500 euro destinato agli under 30, tassato all’1 per cento. Presentando la manovra, Giorgia Meloni ha rivendicato apertamente l’obiettivo politico dell’intervento: “Vogliamo che un ragazzo che inizia a lavorare in Italia senta che questa nazione vuole spronarlo”, spiegando che l’intenzione del suo esecutivo è contrastare la fuga dei giovani all’estero.
La premier inserisce nello stesso capitolo anche la decisione di finanziare climatizzatori e pompe di calore nelle scuole italiane. Una misura che Palazzo Chigi presenta come una modernizzazione attesa da famiglie e studenti e che Meloni ha accompagnato con una frecciata polemica ai governi del passato, evocando la stagione dei “banchi a rotelle”. Sul fronte abitativo, la manovra rafforza la leva fiscale. La cedolare secca per gli affitti a canone concordato scende dal 10 al 5 per cento. Per chi affitta a giovani fino a 35 anni l’aliquota viene addirittura ridotta all’1 per cento. L’obiettivo dichiarato è favorire l’accesso alla casa e incentivare l’offerta di immobili a canoni calmierati.
Anziani e imprese: sostegni diffusi
Per gli over 75 con redditi pensionistici fino a 28mila euro annui arrivano voucher sanitari da circa 300 euro. La platea potenziale supera i cinque milioni di beneficiari e il costo dell’intervento raggiunge 1,6 miliardi. Contestualmente diventa strutturale l’esenzione dal bollo auto per i veicoli di piccola e media potenza, mentre debutta la possibilità di richiedere targhe personalizzate. Per il sistema produttivo vengono invece confermati la Zes unica per il Mezzogiorno, l’iperammortamento esteso agli investimenti digitali e il meccanismo che premia le aziende che assumono nuovo personale.
Il nodo delle coperture e la maratona parlamentare
Dietro la lunga lista di benefici si apre però il capitolo molto delicato delle coperture. Quasi 14 miliardi arriveranno dalla flessibilità concessa dalle regole europee. Oltre 5 miliardi saranno invece raccolti attraverso un prelievo straordinario su banche e assicurazioni, con l’esclusione delle Bcc e delle popolari. A questi si aggiungono 700 milioni dal settore energetico, altri 700 milioni dal comparto dei giochi, risorse derivanti dalla Tobin tax e circa un miliardo ottenuto attraverso tagli ai ministeri. È una scelta che fotografa la precisa linea politica di evitare nuove tasse diffuse sui cittadini e concentrare il peso del finanziamento su grandi operatori economici e sulla maggiore elasticità consentita dall’Unione europea.
Ora si apre il percorso parlamentare. Il testo dovrà passare per la Camera e poi per il Senato entro il 31 dicembre, in una corsa contro il tempo che tradizionalmente culmina nelle ultime ore dell’anno. Audizioni, emendamenti, trattative interne alla maggioranza e, con ogni probabilità, il consueto maxi-emendamento del governo accompagnato dal voto di fiducia. La partita politica non è quindi conclusa. Anzi, comincia adesso. Perché dietro una manovra che distribuisce benefici a quasi tutte le categorie sociali si nasconde l’ambizione di trasformare la legge di Bilancio in un grande strumento di consolidamento del consenso, in una fase in cui il governo punta a dimostrare che crescita, welfare e riduzione delle tasse possono convivere sotto la stessa bandiera politica.
Leggi tutte le news di Politica
Torna alle notizie in home