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Cronaca

Youssef fuori, libera sui social la galassia delle piazze violente

La Gip Landoni ne ha ordinato l'immediata scarcerazione

di Angelo Vitale -


La scarcerazione di Youssef Siher

Una ordinanza di 37 pagine sgretola le fondamenta dell’ordine pubblico affermato in queste settimane dal governo, smantella in poche ore l’intero castello accusatorio della Procura di Milano e riapre le porte del carcere a chi è ritenuto la mente di una gravissima propaganda di piazza.

Fuori dal carcere il politologo trentenne considerato l’ideatore e l’amministratore principale dei canali social del “Movimento 17 ottobre”, non è soltanto una decisione giudiziaria controversa.

E’ un cortocircuito istituzionale che squarcia il rapporto tra i poteri dello Stato e fa esplodere lo scontro. I magistrati inquirenti, guidati dal procuratore Capo Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi, avevano delineato un quadro accusatorio rigoroso: istigazione a delinquere con la grave aggravante della finalità di terrorismo e della violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche.

Per gli inquirenti, le comunicazioni diffuse sui social non rappresentavano un semplice dissenso, ma una vera e propria chiamata alle armi digitali, capace di orientare e infiammare i cortei poi sfociati nei violenti scontri e nei danneggiamenti del capoluogo lombardo. Vi era inoltre la ferma richiesta della custodia cautelare in carcere, motivata dal concreto pericolo di reiterazione dei reati e dal rischio di fuga dell’indagato.

Tuttavia, la Giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni ha spazzato via l’impianto della Procura, disponendo la liberazione immediata dell’attivista senza applicare alcuna misura cautelare residua. Nelle trentasette pagine dell’ordinanza, la Gip ha sostenuto l’assenza di gravi indizi di colpevolezza. E ha riqualificato quei messaggi come mere espressioni di un aspro dissenso politico tutelato dalla Carta Costituzionale.

Una lettura che ha sollevato forti perplessità e reazioni immediate, specie alla luce delle rivelazioni emerse sulla sottoscrizione, da parte della stessa Gip, dell’«Appello dei giuristi per Gaza» pubblicato dal Giustizia Insieme. Una circostanza che proietta un’ombra di forte dibattito ideologico sul provvedimento emesso. Una decisione adottata nei confronti di chi opera a stretto contatto con frange dell’attivismo pro-Palestina e dei Giovani Palestinesi d’Italia.

La durezza della premier, la reazione dell’Anm

La reazione del governo non si è fatta attendere ed è stata di una durezza inedita. La premier Giorgia Meloni ha affidato a un video dai toni perentori la propria indignazione, definendo «vergognosa» la decisione della toga. Così, parlando apertamente di una «mortificazione insopportabile» per il lavoro quotidiano delle forze dell’ordine e degli inquirenti. Chiedendosi pure «Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura».

Parole cui replica la Giunta Anm: “La nostra piena solidarietà alla Gip di Milano, oggetto di un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio dei ministri. Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti. La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto. Un esercizio insopportabile”.

Il cortocircuito è ormai evidente

Da una parte il governo che ha provato a blindare la sicurezza delle città. Dall’altra una magistratura che finisce per disarmare gli strumenti di contrasto preventivo. Da domani, la galassia animata da Youssef tornerà a diffondere sui canali social gli stessi identici contenuti finiti all’attenzione della Procura.
Così riaccendendo la miccia dell’odio che frange violente avevano già messo in atto nelle piazze.

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