L’algoritmo privo di mandanti nel deserto delle regole
Il caso di Youssef Siher
Ora che Youssef Siher (e consorte) pur risultando indagati, possono tornare alle loro consuetudini guerrigliere e sarà bene fermare lo sguardo sul mondo sottostante, quello su cui essi operavano, al quale venivano fornite istruzioni, non solo logistiche, ma anche politiche. E ciò, in vista di una sperimentale rivoluzione cibernetica, praticata mediante la strategia dell’algoritmo e delegata alla “immensa periferia” giovanile. Un mondo ormai investito da una fatale demiurgia e da una delega, che pare oggi, paradossalmente priva di mandanti. Quindi deresponsabilizzata, perciò rubricata nella assoluta libertà di manifestazione. Sicché, non si evince alcuna responsabilità dell’imbonitore, quanto la strumentalità “oggettiva” della macchina che gode del vantaggio di non pensare, ma di provvedere: non è un soggetto, ma un semplice implementatore, magari un brillante dispositivo che si limita a suggerire e organizzare. Ma per un fine virtuoso quindi ineccepibile.
Questo è quanto appare.
Qui, non intendiamo giudicare la opinione di una “parte della magistratura” quanto, registrare il “deserto della regola”. In quel mondo vaticinato dalla imperiale intelligenza di Umberto Eco. Il Genio che ci ha illuminati sull’ inferno di una civiltà alle prese con la progrediente affluenza della tecnica al tempo della comunicazione digitale.
Leggo struggenti e deliranti apoteosi sul futuro che bussa alla porta mentre, aldilà della porta non c’è nessuno . Anzi no, c’è la Macchina che pensa per noi, azionata dall’ incolpevole micidiale algoritmo: rivoluzionario per caso.
Nessuna preoccupazione, tuttavia. Non esageriamo . È solo un pensiero leggero, in tempi da non sottovalutare.
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