La svolta delle bioenergie pulite per la decarbonizzazione nazionale
Il super progetto Enea-Rse traccia la via della transizione per un paniere energetico che tuteli anche la biodiversità
La splendida cornice della Sala Convegni dell’Ara Pacis a Roma ha ospitato il workshop nazionale dal titolo “Bioenergia e decarbonizzazione: risultati e visioni per il futuro dal mondo della ricerca”.
L’evento, promosso da ENEA in stretta collaborazione con RSE (Ricerca sul Sistema Energetico), ha radunato i massimi esponenti della ricerca scientifica, delle istituzioni e i principali player industriali del comparto, per fare il punto sulla diversificazione energetica a tutela degli ecosistemi e della biodiversità. Il focus centrale del vertice romano è stato la presentazione dei risultati intermedi dello storico Progetto Bioenergie, una macro-iniziativa scientifica sviluppata congiuntamente da ENEA e RSE.
Il progetto
Il progetto, inserito nella cornice del Piano Triennale di Ricerca di Sistema Elettrico 2025-2027, vanta un finanziamento complessivo da 5 milioni di euro stanziato direttamente dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). L’evento è stato moderato da Mauro Spagnolo, direttore del quotidiano Rinnovabili.it,uno dei principali giornali digitali italiani dedicati alla sostenibilità e alle energie pulite.
Nodo importante, sviscerato durante il congresso, quello della diversificazione delle fonti: occorrono infatti più soluzioni per adattare le nuove tecnologie a territori naturalmente e strutturalmente differenti. E a proposito di fonti, nel suo intervento Franco Cotana, professore ordinario presso l’Università degli Studi di Perugia e Amministratore Delegato di RSE, ha spiegato che gli alberi sono fondamentali contro l’inquinamento perché catturano l’anidride carbonica, ma non possono certo fare tutto da soli. Esiste un problema biologico: quando un bosco invecchia, smette di assorbire nuova CO₂ e si stabilizza.
L’aiuto alla natura
Per questo la natura va aiutata con una gestione attiva, che significa pulire i boschi e rinnovare le piante vecchie. Oggi questa cura manca a causa di una vera emergenza sociale: lo spopolamento delle montagne e delle aree interne. I giovani scappano perché senza lavoro, nei paesi restano solo gli anziani e i boschi sono abbandonati a se stessi, diventando fragili e facili prede di incendi e frane.
La soluzione proposta da RSE unisce ecologia ed economia: il legno raccolto dalla pulizia dei boschi è utilizzato in speciali impianti tecnologici (chiamati pirogassificatori) per produrre bioidrogeno e calore pulito.
Questo sistema non solo abbatte lo smog, ma può creare una nuova economia verde sul territorio, offrendo posti di lavoro qualificati in grado di far ritornare i giovani a vivere e a proteggere le nostre foreste. Come illustrato da Giulia Monteleone, direttrice del Dipartimento ENEA Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili, e approfondito da Isabella De Bari, responsabile della Divisione ENEA Bioenergia, bioraffineria e chimica verde, il piano si articola in diversi pilastri operativi (work package).
Gli obiettivi
L’obiettivo principale è validare tecnologie e metodologie all’avanguardia per l’impiego sostenibile delle biomasse, dimostrando che l’addio ai combustibili fossili può procedere di pari passo con la rigenerazione ecologica. Durante la sessione tecnica infatti sono stati svelati gli scenari evolutivi di filiere tecnologiche cruciali per raggiungere i target europei di neutralità climatica. Gas verdi (bioidrogeno e biometano): si tratta di produrre gas pulito sfruttando i rifiuti e gli scarti, senza toccare i terreni destinati alle coltivazioni per il cibo.
Nuovi metodi di lavorazione permettono oggi di ricavare molta più energia da questi scarti, riducendo al minimo gli sprechi. Processi di gassificazione: si tratta di un’ottimizzazione termochimica per convertire combustibili solidi residui e biomasse in gas di sintesi ad alto rendimento ed elevate prestazioni energetiche. Carburanti sintetici (power-to-Liquid): è una tecnologia innovativa che permette di prendere l’anidride carbonica già presente nell’aria o catturata dalle fabbriche, unirla all’energia elettrica prodotta da rinnovabili (come sole e vento) e trasformarla in un carburante liquido.
Sarà fondamentale per far viaggiare in modo ecologico i traghetti, i camion e gli aerei. Super-motori puliti (celle a combustibile): sono sistemi ad altissimo rendimento che riescono a produrre contemporaneamente elettricità e calore partendo dai combustibili ecologici. Il loro grande vantaggio è che non bruciano nulla e azzerano del tutto le emissioni inquinanti nell’aria delle nostre città. Mappatura e sostenibilità delle biomasse: lo studio geografico e digitale per calcolare esattamente quante biomasse e scarti abbiamo a disposizione in Italia, assicurando che la loro raccolta sia realizzabile dal punto di vista economico e che non danneggi l’ambiente.
I mercati e le economie
La sostenibilità del piano di transizione non poggia solo su basi scientifiche, ma trova le proprie fondamenta nella stabilità degli investimenti pubblici. A ricordarlo in apertura del convegno è stata Eleonora Petrolati, a capo dell’Area Programmi di Ricerca della CSEA (Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali). L’ente ricopre un ruolo strategico fondamentale nello scacchiere energetico del Paese: è proprio la CSEA, infatti, l’organismo pubblico incaricato di amministrare ed erogare le risorse economiche statali destinate a finanziare i progetti della ricerca scientifica nazionale.
Le bioenergie del futuro non devono operare in modo isolato, ma devono essere capaci di integrarsi strategicamente con le altre filiere industriali (come l’agricoltura e la gestione dei rifiuti) attraverso una profonda digitalizzazione dei processi. Grazie al digitale e all’intelligenza artificiale, le bioraffinerie diventeranno flessibili e capaci di adattarsi in tempo reale ai mercati. Questa svolta non solo renderà sostenibili le grandi industrie, ma aiuterà direttamente le famiglie, traducendosi in bollette più leggere, energia pulita e meno smog nelle città.
I biocarburanti
L’Italia inoltre vanta un’eccellenza globale nei biocarburanti per aver sviluppato la pionieristica tecnologia Ecofining™ (HVO), che ha permesso di convertire con successo le raffinerie tradizionali di Venezia e Gela nei primi impianti al mondo interamente dedicati alla produzione di diesel ecologico da scarti e oli vegetali.
Il dibattito all’Ara Pacis ha evidenziato come la vera sfida della decarbonizzazione risieda nella capacità di considerare la transizione energetica non come una minaccia, bensì come un’alleata fondamentale della biodiversità.
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