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Economia

Dietrofront Manovra, cancellata la tassa sui mini-pacchi

Una scelta che ora non è priva di conseguenze per le casse pubbliche

di Dave Hill Cirio -


Tra burocrazia, gettito sfumato e norme Ue: perché il governo ha archiviato il balzello da due euro sulle merci extra Ue. Doveva rappresentare lo scudo nazionale contro la marea di buste e scatoloni in arrivo dalle fabbriche dell’ultra-fast fashion asiatico. E invece, la micro-tassa italiana da due euro sulle spedizioni extra Ue inferiori ai 150 euro è stata cancellata prima ancora di vedere la luce.

Lo slittamento, la cancellazione

Dopo essere stata slittata al primo gennaio 2027, la misura è stata definitivamente archiviata dall’articolo 30 della Manovra di bilancio. Un colpo di spugna che segna un netto cambio di rotta da parte dell’esecutivo.

La rinuncia da 245 milioni di euro

La scelta di fare marcia indietro non è priva di conseguenze per le casse pubbliche. L’abrogazione del contributo si traduce in una perdita di gettito stimata in 91,3 milioni di euro annui dal 2027. Considerando il saldo netto da finanziare, il conto da azzerare arriva a 245 milioni di euro complessivi.

Decidere di rinunciare a questa entrata nasce principalmente dalle difficoltà applicative. Riscuotere un balzello fisso su milioni di invii postali comporta un carico burocratico e di controllo doganale sproporzionato, con il rischio di rallentare i flussi logistici e generare contenziosi sulle sanzioni.

Tra il sollievo dei consumatori e le proteste del commercio

Per le associazioni dei consumatori come il Codacons, che avevano criticato qualsiasi ulteriore balzello sui piccoli acquisti online, l’annullamento della norma evita un rincaro diretto sulle tasche dei cittadini.

Al contrario, la notizia è stata accolta con freddezza dal commercio tradizionale che da tempo chiede strumenti fiscali idonei a riequilibrare la competizione con i colossi cinesi come Shein e Temu.

Il nodo si sposta a Bruxelles

La decisione dell’Italia dimostra come gli interventi fiscali isolati sui flussi di e-commerce rischino di rivelarsi complessi e svantaggiosi. Il focus si sposta quindi sull’Unione Europea, chiamata ad attuare in modo omogeneo l’eliminazione della franchigia doganale comunitaria per garantire parità di condizioni alle imprese senza penalizzare eccessivamente la logistica.

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