Da Musk mezzo miliardo ai Repubblicani per le midterm
Le critiche non lo sfiorano, i finanziamenti ai senatori che poi dovrebbero controllare le sue commesse governative
Non è più politica, è acquisizione societaria. Con quasi mezzo miliardo di dollari staccati in assegni elettorali per le midterm di questo novembre, Elon Musk non sta sostenendo il Partito Repubblicano, ne sta acquistando la maggioranza azionaria.
Mezzo miliardo di dollari ai Repubblicani per le midterm
Mentre l’opinione pubblica americana assiste allo spettacolo delle urne credendo ancora nella favola del “one person, one vote”, i registri della Federal Election Commission raccontano un’altra storia.
È quella del primo trilionario del pianeta che riconverte i profitti generati dalle commesse governative del Pentagono e della Nasa per comprarsi l’immunità parlamentare e un Congresso su misura.
L’arroganza dell’operazione
I fatti lasciano sbalorditi. Dopo aver giocato a fare il tagliatore di teste governativo alla guida del controverso Doge, Musk si è convinto definitamente di come la vera forza non sta nell’efficienza burocratica, ma nel controllo dei seggi di Washington.
E così, più di 445 milioni di dollari sono stati pompati direttamente nelle casse dei Pac repubblicani. Un’inondazione di denaro contante che fa impallidire qualsiasi magnate del passato, dai Rockefeller ai Carnegie. E che trasforma le elezioni legislative in un referendum sulla protezione del suo impero personale.
La dinamica è di un cinismo disarmante. Le aziende di Musk ricevono miliardi di finanziamenti pubblici per lanciare razzi e costruire infrastrutture. Musk preleva una fetta di quei miliardi e li versa alle campagne elettorali dei senatori che dovrebbero controllarlo.
I senatori eletti ringraziano e approvano nuove deregolamentazioni e nuovi contratti per le sue aziende. È il moto perpetuo della plutocrazia perfetta.
Le critiche non lo sfiorano
E quando la critica si alza, il “re della libertà di parola” sfoggia la solita retorica apocalittica dal suo megafono personale X. E strilla che una vittoria degli avversari segnerebbe “la fine della democrazia”.
Un paradosso grottesco. L’uomo che detiene le chiavi delle comunicazioni satellitari di guerra, dell’algoritmo del dibattito pubblico e del finanziamento della maggioranza di governo, accusa gli altri di minacciare le istituzioni.
La verità è che l’esperimento americano sta scivolando pericolosamente verso una forma di autocrazia oligarchica. La politica di una superpotenza che diventa un’asta in cui il battitore risponde a un solo uomo. Non siamo più di fronte a una campagna elettorale. E’ il takeover ostile degli Stati Uniti d’America.
Leggi tutte le news di Esteri
Torna alle notizie in home